Battagliera e fragile da Venezia 77 arriva Miss Marx

17 Settembre 2020

Romola Garai è l’ultimogenita (rock) del filosofo  Cassel è Gauguin nel biopic sull’artista in Polinesia

Dimenticato dalla giuria della 77ª Mostra di Venezia è pronto a prendersi la rivincita in sala, dove arriva oggi distribuito da 01, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, opera quarta della regista romana che al Lido conquistò tre anni la vittoria nella sezione Orizzonti con il notevole “Nico, 1988” sulla cantante dei Velvet Underground. Anche Eleanor “Tussy” Marx, ultimogenita dell’autore del “Capitale”, è un personaggio fuori schema, come Nico e come la ragazzina che in “Cosmonauta” sognava lo spazio.
Nicchiarelli si affida all’attrice inglese Romola Garai per restituirci il ritratto di una giovane brillante, colta (Karl Marx volle per le figlie l’istruzione che l’epoca negava alle donne), anticonformista e appassionata, una delle prime donne ad avvicinarsi ai temi del femminismo e del socialismo, declinando il pensiero paterno sul versante della difesa dei più deboli tra gli sfruttati, le donne e i minori. Amante di teatro e letteratura, attrice, traduttrice delle opere di Ibsen, Tussy è tanto indipendente, battagliera e moderna nel sociale quanto poco emancipata e poco lucida nel privato. Si innamora dell’uomo sbagliato, lo spendaccione, fedifrago e crudele Edward Aveling (Patrick Kennedy), che la porterà alla disperazione. A Venezia “Miss Marx” si è aggiudicato il Soundtrack Stars Award per la migliore colonna sonora, musiche romantiche con esplosioni rock e punk firmate dal Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, qui insieme agli americani Downtown Boys.
Tra le novità oggi in sala (otto, non poco di questi tempi) la commedia drammatica francese Il meglio deve ancora venire di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, autori nel 2012 del fortunato “Le Prènom – Cena tra amici” (Francesca Archibugi firmò il remake “Il nome del figlio”). Due campioni del cinema d’oltralpe, Fabrice Luchini e Patrick Bruel, sono gli amici di vecchia data Arthur, austero ricercatore medico, ossessionato dalle regole, e il guascone Cèsar, farfallone e disinvolto, finito in bancarotta. Per un equivoco ognuno dei due si convince che l’altro sia malato, perciò entrambi decidono di riprendersi il tempo perduto e godersi i giorni a venire.
Il primo soggiorno a Tahiti, tra il 1891 e il 1893, del maestro del post-impressionismo è raccontato nel biopic Gauguin diretto da Edouard Deluc, che è partito dal diario illustrato del pittore “Noa Noa”. Paul Gauguin, interpretato da Vincent Cassel, oppresso dalle convenzioni borghesi lascia Parigi per scoprire nuovi paesaggi e suggestioni in grado di riaccendere la sua ispirazione. Arriva in Polinesia, nella natura primitiva di Tahiti, dove incontra la bellissima Tèhura (Tuheï Adams), che diventerà sua moglie e musa e ispirerà i suoi quadri.
Per i bambini ecco Mister Link di Chris Butler, animazione in stop motion per l’avventura in Tibet di un simpatico e assortito trio. Sir Lionel Frost, il migliore investigatore di miti, mostri e soprannaturale, raccoglie la richiesta di aiuto di una buffa e sensibile creatura, Mister Link, cugino degli yeti di montagna, probabilmente ultimo esemplare della sua specie e perciò tanto solo. Al loro viaggio si unisce l’intraprendente Adelina Fortnight, erede dell’unica mappa esistente per la leggendaria Shangri-La, dove i tre sperano di trovare i parenti himalayani di Mister Link.
Esce anche l’horror Jack in the box di Lawrence Fowler: per i bambini inglesi Jack-in-the-box è il giocattolo ormai vintage da cui sbuca il pagliacco a molla. Una di queste scatole, trovata per caso in campagna, viene donata a un museo. Quando i suoi colleghi muoiono uno dopo l’altro, Casey (Ethan Taylor) scopre che la scatola contiene una presenza demoniaca.
La piazza della mia città - Bologna e Lo Stato Sociale è il documentario di Paolo Santamaria sul concerto tenuto da Lodo Guenzi e la sua band nella loro città pochi mesi dopo l’exploit sanremese del 2018 con “Una vita in vacanza”. Ma è anche un omaggio a una città che ha dato molto alla musica. Un altro documentario in uscita è La verità su La dolce vita di Giuseppe Pedersoli: sfogliando l’album di famiglia, il regista, figlio di Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer e di Maria Amato, racconta come il capolavoro felliniano rischiò di non essere realizzato senza la determinazione del produttore Peppino Amato, nonno del regista. Dopo il perturbante “Dogtooth” ancora un vecchio titolo del regista greco Yorgos Lanthimos, Alps. In questo film del 2011 l’autore de “La favorita” e “Il sacrificio del cervo sacro” già mostra la sua cifra algida e crudele. Ad Atene un gruppo formato da un'infermiera, un paramedico, una ginnasta e il suo allenatore offre un servizio a pagamento per aiutare chi ha subìto un lutto: ognuno ha il nome di una cima delle Alpi e la regola è non lasciarsi coinvolgere emotivamente. Ma l’infermiera Monte Rosa (Aggeliki Papoulia) non rispetta il protocollo.
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