“Bellamè”, nascere e cambiare dopo la scossa

Il collettivo Mood Photography racconta in foto giganti “L’Aquila dieci anni dopo”, la generazione che si è reinventata
PESCARA. Gabriella è nata la notte del terremoto, Paolo quindici giorni più tardi. Due bambini aquilani, entrambi venuti al mondo nell’aprile 2009.
Dieci anni dopo, il racconto del percorso che le loro vite hanno seguito dopo quella maledetta notte del 6 aprile. Due storie simbolo di un futuro in evoluzione. Come quello degli insegnanti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila che lottano per ricostruire. Come il paesaggio lungo la faglia di Paganica, che si modifica insieme alle persone che lo abitano. Come il lavoro della web-radio dei ragazzi del Centro diurno psichiatrico dell’Aquila. Come i nati dopo il sisma in dialogo con il paesaggio ferito, l’unico che abbiano conosciuto, che considerano abituale e non straordinario.
Cinque storie rappresentative della nuova generazione aquilana che a dieci anni dal terremoto ha saputo reinventarsi, diventare altro, ricostruire la propria identità. Parla al cuore e alla mente la mostra fotografica “Bellamè - L’Aquila dieci anni dopo” che inaugura sabato, 6 aprile, a Pescara, ore 19, in via dei Marrucini 84, base operativa del collettivo Mood Photography.
Dieci fotografie di grandi dimensioni montate in sede, e l’installazione esterna di altre immagini di grande formato affisse lungo un tratto di muro della ferrovia in via Lago di Campotosto (direzione San Donato).
La settimana successiva lo stesso materiale sarà esposto indoor e outdoor nello spazio “Casematte” a L’Aquila, quindi a Teramo e Chieti. Una mostra diffusa, un’idea creativa. Che porta la firma di un drappello di professionisti militanti: Simona Budassi, Alessandro Battista, Stefano Schirato e la giornalista Tiziana Pasetti, Simone Cerio, Corrado De Dominicis. Un gruppo di lavoro indipendente, artisti che amano cimentarsi su temi sociali.
Progetti a lungo termine, costruire un nuovo modello di pensiero, una sorta di factory, suggerisce il fotogiornalista Stefano Schirato: «Una scuola di fotografia nata da ex studenti cinque anni fa, sguardo sulla contemporaneità con occhi mai banali, possibilmente innovativi. Con “Bellamè” abbiamo giocato sui due fronti, tradizione e innovazione, una parola dal suono antico e il racconto di storie belle, di resilienza. Piuttosto che fissarci sulle macerie abbiamo voluto raccontare segni di rinascita. In qualche modo».
Inquadrando il QR Code il visitatore della mostra sarà reindirizzato alla sinossi del progetto http://www.moodphotography.it/bellame.html con la descrizione del lavoro fotografico di ognuno dei cinque autori. Fotografia che incontra la street art, grazie al patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Pescara e di RFI - Reti Ferroviarie italiane. E la realizzazione di 250 poster espositivi con la funzione di catalogo del progetto. Metà del ricavato dalla vendita delle stampe sarà donato a Psicologi per i popoli – Abruzzo, associazione di volontariato che ha aiutato i familiari delle vittime durante l’emergenza.
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