Benvenuti nel “Patapaese” dell’ambiente e della diversità

Sulle strade i cartelli con la scritta del borgo che unisce universo, divino e uomo Il sindaco Fagnilli: lanciamo l’esperienza “Pata” tra alimentazione, spirito e sport
PIZZOFERRATO. No, la famiglia dei Barbapapà non c’entra anche se a sentire ripetere all’infinito il prefisso “Pata” su tutto quello che c’è e si fa in paese, è come ripercorrere la saga del fumetto di Annette Tison e Talus Taylor. Qui non ci sono Barbabella, Barbaforte, Barbalalla, Barbottina, Barbabravo e Barbazoo. Ma si resta comunque di stucco entrando nel borgo anche se non c’è Barbatrucco. A Pizzoferrato, 1.251 metri sul livello del mare, è nato il “Patapaese”. I suoi mille abitanti per il tramite dell’amministrazione comunale, si sono dotati di quattro “patacartelli” del “patasaluto” piantati ai quattro ingressi al centro storico con su scritto il manifesto culturale identitario: “Benvenuti a Pizzoferrato, patapaese patafisico cosmoteandricamente orgonico”. Un inciso, sempre sullo stesso cartello, spiega al visitatore che oltre a trovarsi in uno dei paesi più alti del Chietino, è anche a “0 m.d.d.c” che significa a “zero metri di distanza dal cielo”.
Insomma, che succede sulle alture del Sangro? Lo racconta il “patasindaco”, Palmerino Fagnilli. «Dove finisce la terra e inizia il cielo, dopo la fisica e la metafisica, insieme alla patafisica c’è Pizzoferrato, con i suoi abitanti che, per dirla alla Ennio Flaiano hanno “I piedi saldamente appoggiati sulle nuvole”». Ce lo spieghi meglio, patasindaco. «Il “patapaese” è il riappropriarsi dell’esperienza “Pata”: nell’alimentazione “pata” come la patata di montagna, principale e pregiata coltura del nostro borgo; dal punto di vista storico-antropologico, “pata” è il frutto dell’esperienza spirituale sannita della dea Patanai Piistiai, e qui è terra del Sannio; nell’aspetto filosofico-esistenziale collettivo “pata” è terra di singolari eccezioni fantastiche: quattro campioni del mondo nello sport, come Bruno Sammartino nel wrestling, Frederic Aerts nel full-contact, Federico e Jacopo Di Matteo nell’endurance; qui è nato il primo distributore di benzina comunale in Italia; e questa è anche la terra di patriarchi arborei e umani».
Insomma, l’esperienza di vita della gente di qui sta diventando una “pataesperienza” e ogni sfera dell’agire è, appunto, “pata”. Quindi c’è la pataarte, il patalavoro, la patapolitica, la patafesta, la patascuola, il patasaluto, la patainformazione, il pataturismo, la pataalimentazione. Il tutto in un linguaggio patatoso, appunto, che pare non trovare alcun confine visto che il prefisso “pata” è abbinabile su tutto rendendo le parole anche più simpatiche alle orecchie dei più piccoli. E se si pensa che alla realizzazione di quello che è stato definito il “manifesto culturale identitario di Pizzoferrato” hanno collaborato i ragazzi della terza classe della scuola media, allora tutto è più “pataarmonioso”.
Ma quei cartelli che cosa vorrebbero spiegare al visitatore? Ancora il sindaco Fagnilli: «Patafisico è relativo alla scienza delle soluzioni immaginarie che si prefigge di studiare il particolare e le eccezioni e spiegare l’universo supplementare al nostro, come sosteneva il fondatore Alfred Jarry; cosmoteandricamente», prosegue il patasindaco, «ossia universo-divino-uomo nella concezione del filosofo Raimond Panikkar, con l’avverbio perché l’azione della ricerca di una comprensione della realtà intesa come coscienza del tutto, continua; orgonico, infine, è l’aggettivo relativo all’energia orgonica, ossia energia cosmica primordiale onnipresente in natura, secondo l’assunto dello psicoalanista Wilhelm Reich». Sui cartelli di “Arrivederci”, invece, sono impresse soltanto le mani che fanno ciao in svariati colori lasciate da piccoli e grandi, residenti e turisti.
Che cosa aggiungere? Così come la diversità e l’ecologia sono i temi scanditi nella saga di Barbapapà, anche a Pizzoferrato eterogeneità e ambiente sono i cardini del “patapensiero”. Con la differenza che qui non si ricorre ad alcun “patatrucco”.
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