“Bianco di Piombo” il docufilm di Viani tra memoria e poesia

29 Settembre 2017

SPOLTORE. Il restauro delle lunette del chiostro ex convento di San Panfilo, a Spoltore, è al centro di “Bianco di piombo”, nuovo racconto cinematografico di Dino Viani. Nell'immaginario artistico...

SPOLTORE. Il restauro delle lunette del chiostro ex convento di San Panfilo, a Spoltore, è al centro di “Bianco di piombo”, nuovo racconto cinematografico di Dino Viani.
Nell'immaginario artistico del regista abruzzese, l'intervento di recupero dell'antico manufatto medievale, diventa occasione per una riflessione sulla bellezza e sua caducità. Sulla sacralità del tempo «nel tentativo di arrestarne il passaggio su cose, uomini, sentimenti». Ma anche sul suo potere “salvifico”. Un cinema di poesia, alla ricerca di un nuovo, intimo dialogo con lo spettatore, ammette l'autore.
Cinquanta minuti a colori, con l’obiettivo di restituire, dove possibile, l’espressività delle scene francescane raffigurate nelle lunette del porticato (XVII secolo) durante il restauro avvenuto lo scorso luglio. Terre immaginarie film, casa di produzione del cineasta, è stata incaricata della realizzazione del film dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e da Casa architetti associati. Attori – non attori sono appunto gli allievi alle prese con il delicato lavoro di restauro, sotto la supervisione della docente Elisabetta Sonnino e assistenti. Progetto architettonico e direzione dei lavori Casa degli architetti Fabio Armillotta, Carmela Palmieri, Marco Santomauro, lavori di restauro architettonico Madis costruzioni srl. Colonna sonora affidata al sax di Carmine Ianieri.
“Bianco di piombo” verrà presentato in anteprima oggi a L’Aquila, in piazza Duomo (ore 20.30 ) in occasione di Sharper 2017 - Notte europea dei ricercatori/European researchers night. In prima ufficiale a novembre, nell'auditorium dell'Accademia delle Belle Arti dell’Aquila.
Come raccontare un restauro, si è chiesto il regista. Suggestiva l’ispirazione che lo ha guidato nelle riprese all'ex convento di proprietà della società Collecese della famiglia Cerulli Irelli (presidente Filippo Cerulli Irelli). «L'edificio si è subito trasformato in una corsia di ospedale», scrive Viani nella sinossi, «il malato, gli affreschi nelle lunette del porticato. Interrogativi infiniti. La cura delle ferite, le crepe del tempo. Si tratta di strappare la memoria all’oblio, tenere in vita un valore immateriale del paese. Quindi la corsa contro il tempo del personale “ospedaliero” specializzato nella cura della bellezza. Siringhe per “consolidare” il muro interno attraverso le crepe, garze per contenere (la pelle malata), impedire la perdita dell'intonaco, del colore. Il microscopio che sonda l’anima delle pareti quasi a cercare l’essenza primigenia della bellezza, della storia, l’intento dell’artista. E poi il silenzio religioso degli operatori, il suono silente di quei gesti, gli sguardi dei giovani restauratori che con la loro energia, e gli sguardi stupiti, si oppongono alla devastazione del tempo».
Fotografia, cinema, racconto, in trent'anni Viani ha prodotto oltre 20 titoli tra corti, lungometraggi e documentari presentati anche in festival internazionali.
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