Biennale Architettura della natura

29 Maggio 2018

A Venezia una rassegna ispirata all’idea di interventi nello spazio condiviso

VENEZIA. Una sala circolare, tutta bianca come la neve e il ghiaccio. Tutto intorno un suono riproduce il rumore di fondo del vento, raffiche inclementi, che mettono angoscia. Mentre sembra quasi di percepire il freddo e dal soffitto cala lentamente l'oscurità, il cielo si fa grigio, anche il rumore di fondo si fa più lontano, sordo, ma c'è, sai che devi farci i conti. È Conditions, il lavoro di Dorte Mandrup che racconta l'esperimento eccezionale dell'Icefiord Centre in Groenlandia. Un'installazione che nel raccontare con efficacia la concretezza di un intervento audace per costruire un edificio in un luogo dove la natura è veramente impervia, appare in qualche modo paradigmatico della Biennale Architettura edizione 2018 che, inaugurata sabato scorso, resterà aperta fino al 25 novembre, curata dalle dublinesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara. La mostra che hanno immaginato, con 71 progettisti ospiti e 63 padiglioni nazionali che si esercitano sullo stesso tema del Freespace, lo spazio libero condiviso, risente di un approccio «naturale» all'architettura. In una grande sala al centro del Padiglione Centrale si trovano i lavori di 16 giovani architetti ai quali il duo Graften (si chiama così il loro studio a Dublino) ha voluto affidare il ripensamento di altrettante architetture storiche, compresa la celeberrima Chiesa sull'Autostrada, di Giovanni Michelucci, che progettò a Pescara l’Aurum. Lo spazio dei giovani in continuità con quello dei maestri, Chipperfield, Caruso St John, Peter Zumthor, Cino Zucchi. C'è il gioco raffinato dell'australiano John Workle (Somewhere Other) che vede l'Australia a testa in giù in fondo al mondo; e c'è il lavoro, pragmatico e poeticamente risolutivo di Laura Perretti, che nel 2015 ha vinto il progetto per la riqualificazione del Corviale; c'è la poesia delle bianche colonne di Valerio Olgiati, che nello spazio delle Corderie si aggiungono alle colonne storiche «per acuire la consapevolezza della qualità che caratterizza questo luogo»; e c'è la pragmaticità dell'americano Michael Maltzan che a Los Angeles ripensa un centro commerciale introducendovi una serie di mini appartamenti per single, completi di tutto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.