Bob Dylan, tre album di classici «Il mio omaggio a Frank Sinatra»

24 Marzo 2017

NEW YORK. «Sinatra era un mio fan, Joan Baez una sirena». In vista dell'uscita di «Triplicate», un nuovo album di cover di grandi classici tra cui l'immortale «As Time Goes By» reso celebre dal film...

NEW YORK. «Sinatra era un mio fan, Joan Baez una sirena». In vista dell'uscita di «Triplicate», un nuovo album di cover di grandi classici tra cui l'immortale «As Time Goes By» reso celebre dal film «Casablanca», Bob Dylan diventa sentimentale e si confida su tutto, dall'infanzia nel gelido Minnesota, al rapporto con l'ex compagna e musa degli anni Sessanta, alla simbiosi con un ammiratore segreto, Frank Sinatra.

«Frank conosceva “The Times They Are a-Changin” e “Blowin' in The Wind”. Gli piaceva “Forever Young”, me lo disse lui stesso. Una sera, sulla sua terrazza, mi disse: 'Tu e io abbiamo gli occhi azzurri e veniamo da lì. E indicava le stelle. Pensai che aveva ragione», racconta il Premio Nobel per la letteratura mettendosi in gioco a tutto campo nel lungo colloquio con Bill Flanagan, producer e direttore editoriale di Mtv, pubblicato sul sito web ufficiale dell'artista.

«Triplicate» uscirà il 31 marzo. Tra i brani dell'album, altri eterni successi del passato musicale d'America come «Stormy Weather» e «The Best is Yet to Come», scelti, come spiega lo stesso Dylan, per «rendere giustizia» ad alcune delle canzoni «più strappacuore mai messe su disco». Non sono i primi realizzati dal musicista di Duluth reinterpretando la colonna sonora del secondo dopoguerra americano: negli ultimi anni il cantante si è confrontato con Sinatra in «Shadows in The Night», seguito da «Fallen Angels», 12 pezzi, la maggior parte registrati anche quelli da Frank Sinatra. Nell'intervista, Dylan torna alle origini, «nella terra dei 10 mila laghi dove il sangue per il freddo diventa spesso, dove si vive la vita semplice» della provincia americana. Dal Minnesota, ai primi anni a New York al fianco della Baez: «Lei era qualcos'altro, quasi troppo da sopportare. Una voce da sirena su un'isola greca, una incantatrice. Dovevi legarti all'albero maestro come Ulisse e tapparti le orecchie per non ascoltarla. Ti faceva dimenticare dov'eri».

Tanto passato. Ma nell'orizzonte il 75enne icona della musica (e poesia, per cui oltre al Nobel ha vinto un Pulitzer) americana, c'è anche molto presente. Quando Flanagan gli ha chiesto un giudizio sui cantanti contemporanei, Dylan ha rivelato che «Après» di Iggy Pop è «un buon disco». E che gli piacciono Imelda May, Valerie June, gli Stereophonics, l'album di Willie Nelson e Norah Jones con Wynton Marsalis in tributo a Ray Charles e l'ultimo disco di Amy Winehouse.

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