Boni: «Dite no per aiutare a crescere»

7 Gennaio 2019

L’attore è il prof di musica nella serie di Rai 1 La compagnia del cigno

MILANO. Di pacche sulle spalle non se ne può più: i ragazzi per diventare grandi hanno bisogno di «no» e non di «poverino».
È il credo di Luca Marioni, alias “Il bastardo”, il temuto e venerato professore del conservatorio Verdi di Milano, interpretato da Alessio Boni, attorno al quale ruotano i 7 giovanissimi musicisti protagonisti della nuova serie di Rai 1 “La compagnia del cigno”, con Anna Valle, in onda da oggi per 6 serate. Nel cast anche l’abruzzese Gianmarco Piemari, nato a Celano 20 anni fa e autore della Marcia Trionfale diventata l’inno del Liceo musicale dell’Aquila, dove ha studiato. «Luca Marioni è serio, severo, non concede sconti, è uno che crede molto nella materia che insegna», racconta Boni alla presentazione milanese della fiction. «La musica per lui è un’opera d'arte e l’arte non ammette mediocrità: non puoi arrivare svogliato e suonare il violino con il braccio sinistro perché hai le paturnie o ti sei lasciata con il fidanzato, non puoi dare la metà della metà. Marioni esige tutto e lo esige sempre perché quello che insegna ai ragazzi è che solo così potranno riuscire nella vita reale: questo è Marioni ed è bellissimo», sottolinea l'attore, «dice i suoi concetti in modo severo e austero, ma sono giustissimi e meravigliosi». Per Boni, infatti, insegnamenti come quello del professore, «possono dare solo aiuto a ragazzi di 16-17 anni che hanno bisogno dei “no”, non solo delle pacche sulle spalle e dei “poverino”: chi ti dà una pacca sulla spalla se ne lava le mani, non ti aiuta, non ti dice la verità, non fa il tuo bene , perché fuori la vita è mille volte più spietata».
Quello in “La compagnia del cigno” è stato un lavoro molto intenso per Boni: «Raramente mi sento così contagiato in progetti e personaggi: la musica, la dedizione e il talento sono una cosa rara e non è vero che i giovani non hanno voglia, se tenuti nelle mani di un grande maestro tengono duro, non mollano, ti contagiano con la loro energia». Con i giovanissimi colleghi «mi sono trovato benissimo, si sono dati anima e corpo, loro sono l’anima del quadro, io sono solo la cornice». Ai più giovani dà un consiglio: «Amate l’arte perché è tra le menzogne quella che mente di meno». Lui della sua professione ha fatto una missione, costellata anche di tanti no: «Adoro tutti i personaggi che ho scelto e interpretato, perché in una carriera sono più i no che i sì e se li ho scelti è perché li ho adorati». Tra i tanti ruoli ce n’è uno che gli sta particolarmente a cuore: «Ricordo Matteo Carati di “La meglio gioventù” come un fratello minore che se ne è andato, magari adesso sta nei Campi Elisi e sorride per il gesto che ha fatto».
Grazie a Matteo, Alessio nel 2004 ha vinto il Nastro d'argento come miglior attore. Ora si prepara alla «prossima sfida, Don Chisciotte» da gennaio. In attesa di vederlo a teatro, da stasera sarà il fulcro della fiction scritta e diretta da Ivan Cotroneo, dove ognuno dei giovanissimi protagonisti ha una ferita aperta: c'è Matteo, che viene da Amatrice, dove ha visto crollare il suo mondo, ma anche Barbara che deve portare avanti liceo classico e conservatorio per non deludere la mamma, Sofia che deve fare pace con i suoi chili di troppo, Robbo che ha visto la madre baciare un altro, Rosario che ha la mamma tossica ed è in affido temporaneo, Sara che è ipovedente ed è l'unica felice. E poi c'è lui, il maestro, con i suoi metodi intransigenti, con i quali cerca di preparare i giovanissimi allievi alla sfida della vita.
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