Borghi e Marinelli amici veri: per noi è un dono della vita

Luca Marinelli e Alessandro Borghi sono in sala con “Le otto montagne”, Premio della Giuria a Cannes, diretto dalla coppia Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch. Un film che narra una storia...
Luca Marinelli e Alessandro Borghi sono in sala con “Le otto montagne”, Premio della Giuria a Cannes, diretto dalla coppia Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch. Un film che narra una storia di amicizia alla prova della vita e del tempo. «La stessa che da 7 anni ci lega profondamente, da quel Non essere cattivo di Claudio Caligari», ricorda Borghi, «che è il mio spartiacque sul mestiere di attore. Da allora con Luca non ci siamo più lasciati, un legame che va oltre la frequentazione che per motivi di lavoro può essere rara, che è affetto, empatia, ironia, assenza di giudizio. Ritrovarci a lavorare insieme è stato il più grande regalo».
«Vita e lavoro si sommano e ritrovarsi è stato un dono» aggiunte Marinelli. La coppia dovrebbe/potrebbe essere attrattiva per il pubblico: «Questo è un film che non puoi vedere su un tablet, è un film da vedere in sala, in una esperienza sociale che è reale condivisione», aggiunge Marinelli. Borghi è un fanatico della sala, «il mio tempo libero è andare al cinema, sono affamato e spero che il pubblico torni a esserlo». La base di “Le otto montagne” è letteraria, il romanzo premio Strega 2017 di Paolo Cognetti (Einaudi), ma l’esperienza è reale. «Il segreto di questo film», spiega Borghi, «è che in quei posti in vetta abbiamo girato per davvero, non abbiamo dovuto simulare le emozioni, ma siamo stati investiti da quelle emozioni. Sono esperienze produttive sempre più rare al cinema e ancor più nelle serie tv, in Italia e all’estero. Ti ritrovi a immaginare Los Angeles a Torpignattara perché tanto il blue screen e altri trucchi ti aiuteranno, tutto è simulazione, invece noi tra quelle montagne ci abbiamo vissuto per davvero, immersi in quella natura potente che ci ha cambiati».
Per due anni i registi, con la guida di Cognetti, hanno vissuto in Valle d’Aosta, a 2mila metri e più e lì hanno fatto le riprese costruendo una casa in cima, cuore della storia, rimasta e dove si potrà andare. Un’esperienza nell’esperienza che ha aiutato tutto il cast – Filippo Timi, Elena Lietti ed Elisabetta Mazzullo – «a camminare insieme in alto su per i bricchi», lasciando da parte, sottolinea lo scrittore, «quell’ego grande di cui è pieno il mondo del cinema». La storia è essenziale e per questo autentica, ancestrale. È l’amicizia tra due bambini d’estate, proseguita da adolescenti e poi da adulti, che legherà per sempre il montanaro Bruno (Borghi) e il cittadino Pietro (Marinelli), sperimentando entrambi perdite e amore, sofferenza e gioia, pace uno, inquietudine l’altro. «Due personaggi belli e puri», dice Van Groeningen, «che si confrontano con temi importanti della vita, la bellezza qui è l'assenza di cinismo». Per Borghi e Marinelli ora c’è la serialità con due personaggi reali. Borghi sta interpretando, per Netflix, Rocco Siffredi in Supersex, regia di Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni. In piena lavorazione a Cinecittà per Sky è M. Il figlio del secolo, dal romanzo di Antonio Scurati, con Marinelli, esteticamente trasformato per interpretare Benito Mussolini, con la regia di Joe Wrigth.