“Brave mamme” in lotta contro la ’ndrangheta

5 Aprile 2023

Micaela Ramazzotti, Gaia Girace e Valentina Bellè nella nuova serie tv su Disney+ premiata a Berlino

ROMA. Donne contro 'la 'ndrangheta tra storia vera e finzione, tra Milano e la Calabria e con Micaela Ramazzotti e Gaia Girace rispettivamente madre e figlia “coraggio”. È quello che accade in The good mothers, nuova serie italiana in sei puntate targata Disney+, vincitrice della prima edizione Series alla Berlinale, da domani su Disney+. Diretta nei primi tre episodi da Julian Jarrold e negli altri da Elisa Amoruso, racconta la 'ndrangheta dal punto di vista femminile, un'associazione mafiosa con dentro una sorta di cavallo di Troia, ovvero quelle donne cemento della famiglia mafiosa e, proprio per questo, anche capaci di sovvertirla. Basata sul bestseller del giornalista Alex Perry, la serie racconta di una giovane e brillante pm, Anna Colace (Barbara Chichiarelli), che ha l'intuizione di attaccare la 'ndrangheta facendo leva sulle sue donne: mogli, madri e amanti dei boss. Tutto parte dalla storia vera della scomparsa nel 2009 di Lea Garofalo (Micaela Ramazzotti), che aveva testimoniato contro il marito Carlo Cosco (Francesco Colella) per iniziare una nuova vita con la figlia Denise (la Gaia Girace de L'amica geniale). Man mano che Anna si addentra nella 'ndrangheta, scopre le drammatiche vicende di Giuseppina Pesce (Valentina Bellè) e Concetta Cacciola (Simona Di Stefano), due donne molto diverse, ma con la stessa voglia di ribellarsi.
«Sono orgogliosa di aver interpretato un personaggio straordinario come Lea Garofalo, che è riuscita a trasmettere i suoi valori e il coraggio alla figlia che proprio come lei ha testimoniato. Lea purtroppo non ce l'ha fatta, spero che la serie dia il coraggio di ribellarsi alla violenza di certi ambienti feroci» dice Ramazzotti a Roma, alla presentazione di The good mothers. Mentre Gaia Girace che interpreta Denise, fa un parallelo con L'amica geniale: «Lì c'era la camorra e il punto di vista maschile, le armi e la droga. Qui le cose sono ribaltate, ci sono le donne in guerra e c'è anche, mi auguro, un messaggio di speranza. E poi», continua, «Denise rispetto al personaggio di Lila vuole sradicare un sistema, ha voglia di rivalsa. È una che non si piega». Dice Valentina Bellè della sua esperienza in Calabria per prepararsi al ruolo di Giuseppina Pesce: «Una signora alla quale ho chiesto della 'ndrangheta mi ha subito detto scocciata: “ancora questa storia, non esiste”. Poi, dopo un po’, si è invece lamentata del fatto che lo Stato aveva abbandonato la regione: “Qui non abbiamo nulla, né il sindaco né il prete”. Un sistema difficile da sradicare». «Capisco», continua l'attrice, «più chi ci si adegua che chi lo combatte».
Per Barbara Chichiarelli, il pubblico ministero Anna Colace, «la forza di questa serie sta nel fatto che la 'ndrangheta è presente in tutto il mondo, anche in Valle d'Aosta, circoscriverla alla sola Calabria è sbagliato. Spero che questo possa far riflettere». Elisa Amoruso, regista degli ultimi tre episodi, parla invece del significato universale della serie, che arriverà in settantacinque paesi: «È vero, ci si possono riconoscere tutte le donne in lotta con il patriarcato, anche le donne iraniane. È davvero una storia universale».