Bruno Nacci e una storia di innocenza perduta

20 Giugno 2019

Il romanzo dello scrittore stasera a Pescara con i nuovi libri di Del Giudice, Primavera e Marchi

Chi ama la cifra narrativa, e anche poetica, di Bruno Nacci ripercorrerà orme familiari in questa bellissima nuova raccolta di racconti, “Dopo l’innocenza” (149 pagine, 14 euro) pubblicata poche settimane fa da Solfanelli, che aveva dato alle stampe un anno fa la precedente raccolta di racconti “La vita a pezzi”.
Chi conosce la severità del critico Nacci - milanese innamorato dell’Abruzzo, autore di testi noti a livello internazionale su Pascal, nonché su romanzieri o poeti quali Chamfort, Laclos, Flaubert, Chateaubriand, Nerval, Baudelaire, senza dimenticare i suoi studi su Leopardi, Manzoni, Vigolo - troverà continui rimandi culturali nelle sei storie. Chi si lascia avvolgere dal magnetismo delle sue pagine - dove la parola scabra nutre creature artistiche di spessore, amerà i protagonisti di Dopo l’innocenza. Può trattarsi di un avvocato il cui animo si rivolta contro uno spiegato superego, mettendone a fuoco le mistificazioni con cui per decenni l’ha soggiogato, per incamminarsi sulla opposta strada del crimine; o di un giovane meccanico, dalla precaria carriera sportiva che l’ha reso un frustrato a vent’anni, e la cui frustrazione è accresciuta dal non saper neppure avvicinare le belle signore che gli piombano nell’officina trovandolo con indosso una sporca, fetida tuta; o del direttore di un supermercato che riconosce in un’avvenente donna quello ch’era stato, molti anni addietro, un suo compagnuccio di classe - passato, con l’ausilio del chirurgo, alla sponda femminile per ritrovare la sua identità - e che se lo porta a casa non per sedurlo, bensì per aprirgli il cuore su un’altra del tutto diversa prospettiva, richiedente ancora per lui/lei, il tavolo operatorio; può trattarsi di un professore sedotto da una appassionata di canto dalla misteriosa attività, la quale se lo porta a letto al solo scopo di negarglisi.
Tante sono le figure che hanno perduto l’innocenza e popolano l’inquieto mondo di Nacci. Sono figure solitarie, circondate da un vuoto pneumatico alla Hopper, che risaltano contro i più vari sfondi. Sono creature carnali ed evanescenti, memori della lezione di Testori o di Buzzati e abitate della disperata afasia relazionale di Pavese. Sono preda di sé stesse, assorbite dal vortice di una lucida alienazione ed incapaci di sottrarvisi. E’ di taglio nordico la narrativa di Nacci - sempreché lecito sia tratteggiare coordinate spaziali all’arte - almeno quanto si ascrive al Grande Sud quella dei “Racconti del popolo” del pescarese d’adozione Antonio Del Giudice, de “Il valore dell’ombra” del guardiese Gino Primavera e di Pescatori di ombre del romano Carlo Maria Marchi (tutti pubblicati da Solfanelli); come pure la narrativa dell’intenso romanzo La besa della chietina Lucia Vaccarella, la quale presenterà questi quattro autori, stasera alle 20.30, nel primo dei Gelati Letterari a La Playa, sulla riviera sud di Pescara.
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