Caccamo: «Penso all’Abruzzo e respiro purezza e natura»

19 Luglio 2024

Il cantautore ospite del concertone di domani allo Stadio del mare di Pescara «Canto Mare Maje e la Cura di Battiato con coro evocativo di saluto al Maestro»

PESCARA. Cantautore scoperto da Franco Battiato con all’attivo 5 album e una vittoria a Sanremo giovani, autore per artisti del calibro di Elisa, Patty Pravo o Malika Ayane, nel 2017 è stato nominato Ambasciatore Unesco Giovani e da due anni è attivo con un progetto sui giovani e il cambiamento. Lui è Giovanni Caccamo che domani a Pescara sarà tra i protagonisti della Notte dei Serpenti. Per la seconda edizione dell’evento che celebra la cultura e la musica abruzzese, il direttore artistico della manifestazione, Enrico Melozzi, ha voluto alla sua corte anche Caccamo che si unirà ad Al Bano, Coma_Cose, Filippo Graziani, Colapesce e Dimartino, Umberto Tozzi e Noemi.
Caccamo che rapporto ha con l’Abruzzo?
Ho un carissimo amico, Paride Vitale (pr e scrittore, ndr), che vive a Pescasseroli per cui d’estate spesso ci invita a vivere delle esperienze nel Parco nazionale. Ogni volta che sento parlare dell’Abruzzo, dunque, penso alla natura e alla purezza. Proprio lì, qualche anno fa, ho tenuto un concerto meraviglioso. Con la Notte dei Serpenti aggiungerò un nuovo prezioso ricordo dell'Abruzzo.
Com’è nata la collaborazione con il maestro Melozzi?
Ci siamo conosciuti grazie all’amico comune, Angelo Bozzolini, regista della serata, ed è nato subito un feeling, artistico e umano. Abbiamo già collaborato in un progetto su Battisti e ora siamo nuovamente insieme per la Notte dei Serpenti.
Puoi darci una piccola anticipazione di quello che farà sul palco pescarese?
Canterò Mare Maje e la Cura di Battiato, con cui faremo un omaggio a quello che è stato il mio maestro ma che è anche un faro per tutti noi. Al termine dell’esecuzione canonica ci sarà un coro evocativo che darà una sorta di saluto al Maestro.
Un cantante che sognerebbe di sentir cantare un suo brano?
Diciamo che sono fortunato perché tanti sogni si sono già avverati. Pochi giorni fa Andrea Bocelli ha presentato il nuovo album per i trent’anni di carriera e c’è anche “Rimani qui” interpretato con Elisa, che ho scritto anni fa e che ora volerà. Sognando, di italiani direi Mina, di internazionali, Adele.
Cosa si prova a cantare per papa Francesco?
È successo due volte, una nella Sala Nervi per il Sinodo dei giovani, l’altra in piazza San Pietro. Quello che mi ha colpito negli anni è stata la sua apertura a un amore universale e al rispetto delle diversità perché penso che oggi la spiritualità vada sempre più intesa come la capacità di ascoltarsi e di entrare in relazione con l’altro e farlo in direzione della luce. Io ho una spiritualità in divenire, dove sicuramente la natura è musa.
Il suo ultimo album risale al 2021, in quale progetto è impegnato oggi?
In questi ultimi due anni ho lavorato al Manifesto del cambiamento, pubblicato in Italia da Treccani, che è la declinazione letteraria del mio ultimo disco “Parola”. È stato un concorso di idee rivolto agli under 35 sul cambiamento. Sono arrivate migliaia di risposte e abbiamo selezionato le 60 più preziose. Di questi testi, ne abbiamo affidati 12 ad altrettanti maestri d’arte contemporanea più iconici e ognuno lo ha reinterpretato creando un ponte generazionale con i ragazzi. Questo progetto è stato presentato alle Nazioni Unite e ora si rivolge a tutti i giovani del mondo. Quindi in autunno sarò in Brasile, in Messico e in Cina, anche perché l’idea è quella di pubblicare la versione internazionale del Manifesto.
Ha rivolto ai giovani la domanda: “qual è la tua parola di cambiamento?”. Qual è la risposta che l’ha colpita di più?
“Regole”, data da una ragazza della Ca Foscari di Venezia. Disse che al liceo era l’unica a non avere orari e questo in un primo momento la rendeva felice, poi invece le aveva creato la preoccupazione di non essere abbastanza amata dai genitori. Questa risposta, semplice e ingenua, porta con sé una delle riflessioni più pregnanti del progetto e cioè che, nel tentativo di consegnare alle nuove generazioni una sorta di libertà assoluta, è come se stessimo creando gabbie affettive che rendono più difficile sviluppare la propria identità.
E qual è, invece, la sua parola di cambiamento?
Gratitudine perché penso sia una predisposizione alla vita essenziale per ogni cambiamento. Siamo troppo concentrati su ciò che ci manca e poco abituati a renderci conto quotidianamente di tutto ciò che riceviamo.