Campea re del thriller con “Madre notturna”

Il regista di Sulmona racconta il suo film tutto abruzzese
PESCARA. Agnese, studiosa di lupi, torna a casa dopo un lungo ricovero in un istituto psichiatrico. Torna da sua figlia Arianna, adolescente introversa che con lei ha un rapporto problematico, e da suo marito Riccardo, un medico che cerca di tenere in piedi una famiglia sull’orlo del collasso. Agnese risente dell’influenza della luna in modo forte: la sua mente inizia a disgregarsi, il suo corpo a trasformarsi. Quando suo marito si ammalerà, a causa della pandemia, madre e figlia dovranno affrontare i fantasmi del passato, rinchiuse in una casa circondata da boschi in cui gli incubi prendono il sopravvento, con presenze misteriose sempre più inquietanti. È “Madre notturna”, il nuovo film del regista Daniele Campea, Anello d’Oro al Ravenna Nightmare Film Fest, festival cinematografico internazionale dedicato al cinema di genere horror e fantastico che, in questa 20ª edizione ha visto la partecipazione, del «maestro del terrore» Lamberto Bava.
Classe 1982, sulmonese, originario di Popoli, talento brillante, Campea ha maturato l’idea di “Madre notturna” (suoi anche sceneggiatura, montaggio e parte delle musiche) durante la pandemia di Covid. «La storia è nata in maniera spontanea, ho buttato giù la sceneggiatura in pochi mesi», racconta al Centro. «Il tema è quello della salute mentale, su cui volevo lavorare sia da un punto di vista clinico che simbolico. La follia come accesso a un mondo quasi fantastico. Ho voluto giocare con la simbologia della follia legata alla licantropia, alla luna. Mi sono rifatto a leggende antiche sulla luna e i lupi mannari: ho trovato corrispondenze interessanti sulla licantropia come effetto della malinconia, di eccessiva tristezza, che porta la persona a voler fuggire dalla propria vita». Comincia così a prendere forma la storia di Agnese e di sua figlia, legate da quello che Campea definisce «un filo rosso. Ho esplorato il mondo interiore dei personaggi, facendoli dialogare con l’ambiente».
Il film è stato girato interamente in Abruzzo, tra Popoli, Sulmona e Raiano, con un cast tutto abruzzese. Le riprese sono iniziate a marzo 2021 e sono state completate in 4 settimane. «Con tutte le complicazioni legate alla situazione pandemica. Il set era blindato, controllatissimo. Un ritardo causato dal Covid avrebbe significato bloccare tutto. C’era apprensione». Agnese, interpretata da Susanna Costaglione, è una naturalista. «Ha un’ossessione per il suo lavoro», racconta Campea, «è la sua valvola di sfogo, il rapporto con i lupi e la natura la aiuta a dimenticare le sue problematiche. C’è anche la pandemia, ma come elemento che serve a mandare avanti la trama». Affiancano Susanna Costaglione: Edoardo Oliva (Riccardo) e Sofia Ponentein (Arianna). Nel cast Elena Battarin, Riccardo Pellegrini, Vincenzo Mambella, Sveva Colangelo Palombizio.
«Ravenna ha tenuto il film a battesimo, è stato un grande onore ricevere l’Anello d’Oro. Lo proietteremo a Pescara a gennaio» assicura il regista. Non nuovo a riconoscimenti (il suo cortometraggio “Baùll”, del 2014, ha vinto il Settimo Senso Film Festival di Pescara, guadagnato numerose menzioni in altri festival italiani e stranieri ed è stato proiettato fuori concorso a Cannes. E il suo “Macbeth Neo Film Opera” del 2017, presentato al Taormina Film Fest, ha avuto il Premio Opera prima al festival Presente Italiano) Campea sta già lavorando a un nuovo progetto: «Un adattamento della tragedia “Le Baccanti” di Euripide. L’idea è fare una rilettura dell’opera in chiave cinematografica, curando molto la spettacolarità e gli elementi del genere horror».
Grandissima soddisfazione per il prestigioso premio a Ravenna è stata espressa dall’attore pescarese Edoardo Oliva, una lunga carriera nel teatro: «La bellezza di una produzione completamente abruzzese, in cui è molto presente la natura della regione. Sono felice di aver preso parte a questo progetto. Ho apprezzato molto anche il modo di procedere: noi protagonisti abbiamo provato insieme, per un periodo, proprio come si fa a teatro e questo è stato un valore aggiunto. Si è creata una sintonia che ci ha consentito di procedere in modo spedito durante le riprese. “Madre Notturna” presenta elementi di fascino indubbi, è ipnotico, si regge su una tensione sottile, c’è una componente psicologica forte».