Campiello a Balzano con “L'ultimo arrivato”

14 Settembre 2015

La storia del piccolo emigrante degli anni ’50 Ninetto convince la giuria del Premio, secondo Scurati

VENEZIA. La storia di un piccolo emigrante, Ninetto detto Pelleossa, che lascia la Sicilia per Milano ha nettamente vinto la 53ª edizione del Premio Campiello. Ninetto è il protagonista del romanzo di Marco Balzano, “L'ultimo arrivato” edito da Selerio. L'insegnante di liceo milanese ha ottenuto 117 voti staccando nettamente Antonio Scurati che, con il romanzo “Il tempo migliore della nostra vita”, edito Bompiani, si è fermato a 75 voti della giuria popolare dei 300 letterati anonimi. Balzano è autore di una storia che affronta il triste e poco noto problema dell'emigrazione infantile negli anni '50 dello sviluppo economico; una storia che drammaticamente sembra avere molte attinenze con le tragedie dei nostri giorni, in contesti però – come ha ricordato l'autore – dove alla speranza di un possibile sviluppo oggi c'è una emigrazione intercontinentale di gente che fugge anche da scenari di guerra.

Il vincitore, euforico ma emozionato, ha definito il suo lavoro «commovente» e alla domanda a chi farebbe interpretare la storia in un film ha risposto senza esitare: «Toni Servillo». La proclamazione del vincitore del Super Campiello, dopo la designazione della cinquina da parte della giuria dei letterati, presieduta da Ilvo Diamanti, è giunta a conclusione di una serata al teatro La Fenice, sotto la regia del duo formato da Neri Marcorè e Geppi Cucciari, molto affiatati con scambi di battute e domande piccanti ai finalisti. L'opera di Balzano racconta la storia di un ragazzino che fugge dalla Sicilia lasciando dietro di sé una famiglia chepreferisce saperlo lontano ma con un cenno di futuro. È una storia difficile, un romanzo che, ha detto l’autore, non è «né storico né sociologico» e durante la premiazione Balzano ha voluto esprimere un ringraziamento alle famiglie «che mi hanno aperto le porte di casa per raccontarmi la loro storia di emigrazione minorile». Nella classifica finale del Campiello – edizione dove la «storia» ha avuto un ruolo importante – è giunta terza Carmen Pellegrino con “Cade la terra” (Giunti) con 35 voti; un voto sotto, a 34, si è fermato Paolo Colagrande – che nel 2007 aveva vinto il Campiello Opera Prima – con “Senti le rane” (Nottetempo); a 21 voti si è fermato Vittorio Giacopini con “La mappa” (Il saggiatore). Durante la serata sono stati assegnati anche il Premio Campiello Giovani, quello per l'Opera Prima – andato ad Enrico Ianniello con “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin” (Feltrinelli) e il Premio Fondazione Campiello a Sebastiano Vassalli, scrittore scomparso nel luglio scorso. Il momento della consegna del riconoscimento alla carriera ritirato dalla moglie Paola Todeschino è stato accompagnato da un lungo applauso del pubblico in piedi. «Oggi direbbe», ha detto Paola Todeschino, «che quando una persona non c'è più c'è sempre una storia da raccontare. E lui si è definito “un nulla pieno di storie”».