Campiello, i cinque finalisti tra memoir e altre storie private

1 Giugno 2024

Selezionati Franchini, Trevi, Mari, Manzon e Santoni Solo una donna in cinquina, la premiazione il 21 settembre

PADOVA. Il romanzo contemporaneo italiano si avventura verso territori di confine e modalità di leggere la realtà “altre” dal tradizionale. Si muove diffusamente verso la storia, l’antropologia, la linguistica, la filosofia, l’ecologia e l’ambiente. È questo il quadro delineato dalla giuria dei letterati che ieri mattina, a Padova, ha avuto il compito di scegliere la cinquina finalista del 62° Premio Campiello. La cerimonia si è svolta nella cornice dell’aula magna di Palazzo Bo, ed è stata scandita dal ricordo di Giulia Cecchettin, alla quale a febbraio, proprio nella storica sede dell’università di Padova, è stata assegnata la laurea “ad memoriam”. Il presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro, ha poi chiesto di osservare un minuto di silenzio per Giada Zanola, giovane di Vigonza (Padova), ennesima vittima di femminicidio per mano del compagno.
I giurati, presieduti per il quarto anno consecutivo da Walter Veltroni, nel tradizionale giro di tavolo hanno dato vita a una votazione velocissima per l’edizione 2024 del premio di Confindustria Veneto, senza contrasti tra i giurati, con la cinquina scelta a tempo record, già alle 12.30 di mattina. Al primo giro di votazioni sono stati selezionati Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini (Marsilio) e La casa del mago di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie). Al secondo e terzo turno sono entrati Locus desperatus di Michele Mari (Einaudi) e Alma di Federica Manzon (Feltrinelli) e infine Dilaga ovunque di Vanni Santoni (Laterza). Una cinquina all’insegna del memoir, delle relazioni con padri e madri, del privato e del sé, come hanno sottolineato dalla giuria dei Letterati. I romanzi di Franchini e Trevi, infatti, narrano proprio di padri e madri, mentre Alma, di Federica Manzon, è un libro sulle radici e su Trieste. A sorpresa non è entrata in Cinquina e non ha ricevuto neppure un voto una delle scrittrici più vendute e osannate della stagione, Chiara Valerio, con Chi dice e chi tace (Sellerio). A La casa delle orfane bianche di Fiammetta Palpati (Laurana) è stato invece assegnato il premio per l’opera prima per «l’originalità di linguaggio, di drammaturgia, di impianto e di tema».
«Abbiamo lavorato in questi anni con grande solidarietà, divertimento, accanimento, alla ricerca del meglio possibile, e farlo con questi giurati è stato un piacere», ha detto Veltroni in quello che è parso un intervento di commiato. «Le parole», ha proseguito, «sono libertà e per questo noi le celebriamo. Abbiamo cercato di usare le parole come antidoto alla cupezza».
L’edizione 2024 sarà l’ultima anche per Carraro, presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, che dal 1962 promuovono il Premio. Da lui parole di ringraziamento ai giurati «per il prezioso impegno nella selezione delle opere, sempre fondamentale per garantire l’alto livello qualitativo che contraddistingue da sempre il Campiello». Tracciando un bilancio degli ultimi cinque anni, ha ricordato la sfida della pandemia e la resilienza della manifestazione che «ha saputo adattarsi alle nuove circostanze, continuando a svolgere il suo importante ruolo di promotore della cultura italiana».
Gli autori finalisti saranno ora impegnati in un tour estivo di presentazione dei propri romanzi in giro per l’Italia, che partirà a giugno da Roma e si concluderà alla fine di luglio al Lido di Venezia. Per la serata di sabato 21 settembre è invece in programma il gran finale al Teatro La Fenice, dove sarà annunciato il vincitore scelto, come da tradizione, dalla giuria dei Trecento Lettori anonimi.