Cannes romantico e politico Per l’Italia corre Bellocchio

Tanti i veterani della Croisette, dai fratelli Dardenne a Loach. Apre Jarmush Tornano Terrence Malick (“A hidden life”) e Pedro Almodovar (“Dolor y Gloria”)
Un Festival con tanti veterani e una punta di diamante italiana, una sola al momento.
Il delegato generale del Festival di Cannes, Thierry Frémaux, fiancheggiato dal presidente Pierre Lescure, ha presentato ieri al cinema Ugc-Normandie di Parigi la selezione ufficiale della 72esima edizione che si terrà dal 14 al 25 maggio sulla Croisette. A presiedere la giuria, quest'anno, il regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu. Tra i 19 film in gara, “Il traditore” di Marco Bellocchio, unico regista italiano in lizza per la Palma d’Oro, alla settima convocazione sulla Croisette, di cui l’ultima dieci anni fa con “Vincere”. Insieme a lui una rosa di colleghi di fama internazionale. Da Jim Jarmush, il cui “The Dead don't die” aprirà il concorso, ad habitués come Ken Loach (“Sorry we missed you”), Terrence Malick (“A hidden life”), Pedro Almodovar (“Dolor y Gloria”) o i Fratelli Dardenne (“Le Jeune Ahmed”), Xavier Dolan (“Matthias et Maxime”).
Assente dalla selezione, almeno per ora, l’atteso film di Quentin Tarantino “C’era una volta a...Hollywood” con Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, che secondo quanto riferito da Frémaux «non è ancora pronto» al montaggio, ma «speriamo di avere buone notizie». Quanto alle presenza femminile, sono in totale 13 i film firmati da registe donne nell’insieme della selezione 2019 – tra Competizione ufficiale e le sezioni Un Certain Regard, Fuori concorso e Séances spéciales – quattro quelle in gara, il numero più elevato degli ultimi otto anni (erano state quattro anche nel 2011), anche se ancora molto basso rispetto alla presenza dei colleghi maschi. Tra i francesi, Arnaud Desplechin, per la sesta volta in competizione con “Roubaix, une lumière”, insieme alle registe Céline Sciamma (“Portrait de la jeune fille en feu”), Justine Triet (“Sibyl”) e Ladj Ly, del collettivo Kourtrajmé, con “Les Misérables”, il suo primo cortometraggio consacrato alle banlieues.
La regista Mati Diop, nipote del cineasta senegalese Djibril Diop Manbety, presenterà “Atlantique”, con cui affronta la tematica dei migranti. Altra donna in competizione, l’austriaca Jessica Hausner con “Little Joe”.
A una domanda sulla presenza di appena un film italiano nella selezione ufficiale, Frémaux ha implorato i giornalisti di non «montare» polemiche di questo tipo: «Bisogna giudicare su almeno cinque anni. E negli ultimi cinque anni il cinema italiano è stato molto rappresentato», ha risposto all’Ansa, deplorando che ogni volta si debba immediatamente fare un caso della presenza di questo o quell’altro Paese. Per il delegato generale del Festival, questa 72esima edizione con la locandina in omaggio alla regista scomparsa Agnès Varda, sarà «romantica e politica».
Fuori competizione verrà presentato il seguito del film cult 1966 “Un uomo una donna” di Claude Lelouch, “Les Plus Belles Années”, con i protagonisti di allora, oggi ultra ottantenni Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant con Monica Bellucci nel cast. E poi ancora il biopic su Elton John, “Rocketman”. Atteso a Cannes anche Diego Armando Maradona, che accompagnerà l'omonimo film documentario di Asif Kapadia che racconta i suoi «anni napoletani» intorno al 1980.
Tra le proiezioni speciali “Tommaso” di Abel Ferrara e “Share” di Pippa Bianco. La Palma d’Oro alla carriera andrà come annunciato mercoledì ad Alain Delon, 83 anni, per la sua «magnifica presenza nella storia del cinema», con oltre 80 film all’attivo, tra cui pietre miliari come “Rocco e i suoi Fratelli” e “Il Gattopardo”. Vietati, anche quest'anno, i selfie sul red carpet. Quanto all’esclusione di Netflix dalla Croisette, il presidente, Pierre Lescure, non si pente: «Abbiamo fatto bene». Tanto più, ha aggiunto, che oggi lo stesso colosso Usa si prepara all’arrivo di «altri giganti, dotati di mezzi ancora superiori». «Nei prossimi 4 o 5 anni», avverte Lescure «tutto cambierà». Ed è anche in quest’ottica che la posizione francese è stata «estremamente sana». «La nostra regola», ha tagliato corto Frémaux, « è che i film debbano uscire in sala almeno nel Paese in cui vengono presentati».
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