“Cantiere aperto” nel bosco di No man’s land

Domenica 18 giugno l’inaugurazione della prima edizione della rassegna di arte contemporanea, musica e poesia
PESCARA. No Man’s Land (Nml) cantiere di sperimentazione a cielo aperto domenica 18 giugno. Arte, musica, poesia, momenti di riflessione e talk con la partecipazione di artisti in dialogo con le installazioni presenti. Nel verde del bosco di noci a Nml Terra di tutti, in contrada Rotacesta a Loreto Aprutino, Zerynthia Associazione per l'arte contemporanea OdV in collaborazione con Aware - Bellezza Resistente invitano a “Cantiere aperto, un lungo programma di arte, musica e poesia che attende tutti dalle 12 alle 19.
Si inizia con l'inaugurazione di The Long Thin Thread/ Filo lungo e sottile”, installazione site specific permanente di Gülsün Karamustafa (Ankara, 1946), che entra a far parte del sancta sanctorum del museo senza pareti di Rotacesta, spazio espositivo a cielo aperto che accoglie opere permanenti site-specific di Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle, Alvin Curran, Jimmie Durham, Alberto Garutti, Donatella Spaziani, Fabrice Hyber, Honoré d'O, Leonid Tishkov, oltre ai moduli abitativi aggregati in una sorta di città collettiva, La Cité des Réfugiés, creati con la paretecipazione degli studenti della facoltà di architettura dell'università di Pescara, secondo la progettualità visionaria Friedman. Installazioni che, vale ricordare, è possibile visitare tutto l'anno con accesso libero.
L'artista e regista turca Karamustafa sarà presente per l’inaugurazione del suo lavoro per Nml e parteciperà al talk di approfondimento con Cecilia Casorati, direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Con “The Long Thin Thread” Karamustafa utilizzando narrazioni personali e storiche, esplora le questioni socio-politiche della Turchia moderna e affronta temi quali il genere, l'esilio e l'etnia, lo spostamento e la migrazione. Per la realizzazione della sua installazione, l’artista racconta come l’idea sia nata “pensando ai confini, alle persone che hanno lasciato i propri territori per una vita migliore”.
“La mia mente” afferma “ ha percorso tanti sentieri fino ad arrivare al punto in cui mi sono convinta che tre vecchie macchine da cucire gettate a caso sul fertile terreno di No Man's Land parlerebbero dell'argomento in modo semplice e discreto. Le macchine da cucire mi hanno sempre affascinato, in quanto sono i simboli della produttività personalizzata e la loro relazione con il lavoro delle donne è inevitabile”. Dalla loro invenzione nel 1830, continua l'artista, le macchine da cucire sono state l'aiuto più utile e affidabile nelle case dove hanno continuato il loro servizio costante fino a aggi. Durante le grandi migrazioni e le diaspore , sono stati i primi oggetti a essere messi da parte per via della loro pesantezza.
“Credo fermamente” dichiara “che in tutte le storie di migrazione ci sia un filo lungo e sottile, immaginario, che collega le persone alle loro vite di nuovi arrivati, nei territori raggiunti. In molti paesi le donne cercano di costruirsi una nuova vita lavorando nei negozi di riparazione di abiti o nell'industria tessile, anch'essi dipendenti dal lavoro femminile e strettamente legati ad una macchina da cucire. Il cucito ripara l'anima così come la vita spezzata delle persone in cerca di prospettive, dando loro nuove possibilità”. A seguire, nel programma di domenica 18, apre la performance di Gaia Riposati con Massimo Di Leo e Marco Valabrega, contributi di musica e poesia di Sandro Joyeux, Artale Afro Percussion Band, Matteo Di Genova, Black Finesse, Sabrina D’Alessandro, Chantssss, Ginevra Nervil, Pierre Giquel, Sacha Piersanti con Ludovica Bove, Carlo Crivelli. La manifestazione, promossa da Fondazione No Man’s Land è realizzata con il patrocinio del Comune di Loreto Aprutino in collaborazione con collettivo Aware e si avvale della media partnership del quotidiano Il Centro.
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