Capolavori d’arte a rischio in Ucraina

25 Febbraio 2022

Ansia per i musei e l’architettura, da Santa Sofia a Caravaggio ai siti Unesco

Dalla suggestiva Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, con le sue cupole dorate, alle testimonianze archeologiche di Sebastopoli con i resti di una città fondata dai greci sulle rive del Mar Nero. Ma anche il centro storico medievale di Leopoli a Cernivci, la favolosa residenza dei metropoliti bucovini e dalmati con la sua ottocentesca e opulenta sinergia di stili architettonici, il museo di Odessa che tra i suoi tesori vanta persino un Caravaggio.
A rischio distruzione, nell'Ucraina invasa dalle truppe russe, ci sono pure i capolavori dell’arte e i tanti siti patrimonio dell’Umanità. Testimonianze di tutte le epoche storiche cui si aggiungono le meraviglie della natura, come le faggete, che l’Unesco ha già inserito nella sua prestigiosa lista, o la steppa, che risulta tra i siti candidati. Pagine di storia e di bellezza che ora potrebbero essere cancellate dai bombardamenti, sacrificate dalle esigenze della guerra, devastate, razziate. Nel Paese i siti certificati dall’Unesco sono 7 e 17 le candidature, dai resti della città di Tyras, porto commerciale del mondo antico fondato nel VI secolo a.C., alla foce del Dnestr, al complesso di monumenti della fortezza medievale di Sudak, dall’osservatorio astronomico di Mykolayiv, il più antico osservatorio navale dell’Europa sudorientale, alle città rupestri della Gotia crimeana. E se tra i progetti di candidatura a patrimonio dell’umanità c’è l'intero centro storico di Odessa, con la sua raffinata struttura urbana ottocentesca dove sono cresciuti Trotsky e Kandinsky e anche la mitica «scalinata Potemkim» icona dei cinefili, il museo dell’Arte occidentale della città multiculturale è uno scrigno di tesori che vanno da Caravaggio a Rubens, da Gerad David a Guercino. Rubata nel 2008, ritrovata nel 2010 e restaurata, la tela attribuita a Michelangelo Merisi vanta una storia tormentata. Acquistata a Parigi da Basilewsky, collezionista russo di origini ucraine, fu donata nel 1870 al fratello dello Zar e approdò in Russia dove però, tra rivoluzione e guerre, non ha avuto vita facile. Donato all’Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo, il quadro di Caravaggio venne trasferito nel 1916 nel museo di Odessa, ma un anno dopo la città fu investita dalla rivoluzione del ’17 e poi dalla guerra civile. Durante la seconda guerra mondiale poi fu bombardata e occupata dalle truppe romene e naziste e la Cattura di Cristo (come viene intitolato il quadro) sparì per ricomparire nel giugno del 1945.