“Caprò” torna in scena e decolla verso il “Primavera dei Teatri”

PESCARA. I frammenti sparsi dell’anima di Caprò tornano prepotenti a dominare la ribalta. Domani in pomeridiana, alle 18, lo spettacolo di Vincenzo Mambella (testo drammaturgico) e con Edoardo Oliva,...
PESCARA. I frammenti sparsi dell’anima di Caprò tornano prepotenti a dominare la ribalta. Domani in pomeridiana, alle 18, lo spettacolo di Vincenzo Mambella (testo drammaturgico) e con Edoardo Oliva, che ne cura anche la regia, chiude all'Auditorium Petruzzi (via delle Caserme) di Pescara la terza edizione del festival “La cultura dei Legami: l’erranza, le comparse”, rassegna di teatro contemporaneo italiano dedicato «a quelle vite fuori dal cono di luce, che nell’ordinario attraversano la complessità dell’esistenza».
Un progetto ideato e diretto dall'attore e regista pescarese Edoardo Oliva, art director del Teatro Immediato, protagonista assoluto dello straordinario monologo di “Caprò”. Lo spettacolo (record di repliche in città) viene riproposto alla luce di un nuovo grande traguardo. A fine maggio sarà rappresentato all’interno del festival calabrese “Primavera dei Teatri”, già vincitore di un premio Ubu quale miglior festival della scena contemporanea italiana. «Un grande traguardo», commentano Oliva e Mambella, «per il lavoro incessante di ricerca e impegno civile portato avanti senza posa dal Teatro Immediato». “Caprò” trasporta lo spettatore nello smarrimento di un uomo, una solitudine. Un anonimo contadino di fine Ottocento che si agita su un fazzoletto di terra con i pochi oggetti che scandiscono la sua vita. È su quel pezzo di terra che si compie il suo vero naufragio in attesa di quello che lo consegnerà alla storia, l’affondamento del transatlantico Utopia con il suo carico di emigranti italiani, perlopiù contadini di cui alcuni abruzzesi. «Una piccola vicenda umana ancora sommersa in qualche fondale», scrive Oliva, «che riemerge dal tenero e rabbioso racconto del protagonista, un eroe tragico». Al termine incontro con gli autori a cura di Paolo Verlengia. (j.f.)

