Carlo Verdone a Torino: «Tornerò al cinema, devo sparare i miei ultimi colpi»

21 Maggio 2023

L’occasione è la ripubblicazione con Treccani del testo del padre Mario «Io non sono un depresso, ho un temperamento crepuscolare»

TORINO. «Ho fatto Vita da Carlo, spero che la seconda stagione sia accolta bene quanto la prima, poi andrò avanti. Dopo la terza e quarta stagione, per forza tornerò al cinema, devo sparare i miei ultimi colpi». Parola di Carlo Verdone che promette al pubblico del Salone del Libro il suo ritorno al cinema.
«Non ho una vita privata, appartengo a tutti, ma va bene così. Quando non sarà più così, vuol dire che te ne devi andare», scherza al suo arrivo nella Sala Oro, la più grande del Lingotto. Verdone, molto applaudito, è intervistato da Paolo Di Paolo, che lo definisce «un cinefilo appassionato». Il regista e attore, tra gli ospiti più attesi della kermesse torinese, è sempre amato e la sala è strapiena.
Si parla del libro Cinema neorealista del padre Mario Verdone, che Treccani ha ripubblicato. «Oggi il vero realismo non lo fa il cinema. Gomorra è un film realista, fatto bene, ma il realismo oggi lo fanno documentari. Menomale che è rinato il documentario. Vedo documentari con una potenza, una verità davvero incredibile», dice Verdone. «Ho avuto la fortuna, quando abitavo con i miei genitori, di avere a casa a cena quasi tutti, da De Sica e Rossellini. Si parlava di cinema. Roma città aperta è costato 10 milioni, per girarlo non avevano niente, le lampade erano limitate, usavano gli abbaglianti e anabbaglianti delle auto e con gli stuzzicadenti fissavano le veline sulle luci» racconta Verdone che definisce Anna Magnani «la più grande, non ci sarà mai un'attrice come lei».
Della sua grandissima produzione ricorda Compagni di scuola. «Oggi chi mi ha criticato lo definisce un gran bel film. Cecchi Gori mi lanciò il copione in faccia. Centoventi pagine che volavano in tutto l'ufficio, ci ho messo tre quarti d'ora a mettere a posto. Poi alla prima visione, Cecchi Gori mi abbracciò e mi chiese scusa. “Tu reciti meglio di come scrivi, hai fatto un gran bel film”. Era onesto, era l'epoca in cui le coppie si separavano a raffica».Verdone cita alcuni dei volti scoperti lungo la carriera, Sora Lella, Mario Brega, Fabrizio Bracconeri «Oggi mancano grandi caratteristi del cinema, tutti vogliono fare i protagonisti, è quello il dramma» Parla anche del suo carattere che si riflette nello stile dei suoi film. «Non sono un depresso, la depressione è il male peggiore per un artista. Ho un temperamento crepuscolare, leopardiano», spiega, «forse perché ho avuto tanti dolori da piccolo: prima ho perso una zia che viveva in casa, fui curato dal neurologo con i barbiturici. Poi mia nonna e a 14 anni il mio migliore amico. Mi hanno portato ad avere un carattere certe volte triste, ma mi sono sempre riscattato perché devo anche guardare la realtà e riproporre i difetti delle persone. Mi è rimasto dentro che la vita non può essere tutta una risata, è fatta anche di sconforto e solitudine. I produttori che contano le risate sono da scartare, quello è intrattenimento per un pubblico alla buona».