«Caro Bottura le rustelle abruzzesi sono un’altra cosa»

CHIETI. «L'odore c'è, ma quando arriva il momento di mangiarlo si è ormai raffreddato. L'arrosticino si mangia caldo e infilzato nello spiedino. Quello di Bottura sarà la cosa più buona del mondo ma...
CHIETI. «L'odore c'è, ma quando arriva il momento di mangiarlo si è ormai raffreddato. L'arrosticino si mangia caldo e infilzato nello spiedino. Quello di Bottura sarà la cosa più buona del mondo ma non è l'arrosticino: è carne di pecora cotta alla sua maniera».
A Omero Di Leonardo, specialista di carni ovine e produttori di arrosticini a Pianella, non va giù la rivisitazione stile “oriente e occidente che si incontrano nel panino giapponese cotto a vapore” in cui chef Bottura ha pensato di racchiudere l'arrosticino sfilzato e condito con salse a base di aceto balsamico e mostarda. Un omaggio all'Abruzzo che il grande cuoco modenese ha voluto ribattezzare “Osvaldo bun” (dal nome del papà di Davide Di Fabio, suo pupillo in cucina, abruzzese di origine).
Giù le mani dall'arrosticino, dunque? «Direi di sì», risponde Di leonardo, «anche se non mi va di polemizzare. Raccolgo il messaggio della manifestazione; Meet in Cucina vuole essere un invito alla condivisione, all'aiuto e stima reciproca tra operatori del settore. E mi sembra una formula riuscita».
L'arrosticino in salsa orientale però non le è andato giù... «L'arrosticino è un cibo semplice, lasciamolo alle trattorie. E' carne di pecora disossata e scelta, tagliata e infilzata e poi messa a cuocere sulla brace. Punto. Un po' di sale, olio, magari una punta di piccante e un morso alla fetta di pane con l'olio. Cosa c'entrano mostrada, aceto, pane giapponese...?».
«Certo, è un onore che un cuoco stellato si misuri con un cibo così popolare, una carne povera delle nostre montagne peraltro diffusa in pochissime zone d'Italia. Però l'arrosticino è una cosa e cucinare la carne di pecora è un'altra. Penso che gli stellati debbano inventare cose originali, non rivisitare una storia secolare del territorio. L'arrosticino esprime la storia del Gran Sasso e della montagna abruzzese».
(j.f.)
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