Carofiglio: a Pescara parlerò del potere della gentilezza

Lo scrittore ex pm racconta il suo recital, aspettando in tv “Il metodo Fenoglio”
PESCARA. Gentilezza e coraggio al centro della conversazione con il pubblico che lo scrittore barese Gianrico Carofiglio terrà a Pescara il 26 novembre, in un doppio appuntamento. “Il potere della gentilezza”, in scena nell’ambito della stagione teatrale targata Patagonia Pictures, è in cartellone al teatro Massimo alle 18 e alle 21. Il recital, di cui Carofiglio ha curato anche la regia, sarà anticipato, alle 17, da un incontro con il pubblico. Gentilezza e coraggio. Due «virtù civili fondamentali» a cui lo scrittore, ex pm ed ex politico ha dedicato anche un libro. Considerato tra i più brillanti e apprezzati autori contemporanei, dalla sua penna sono nati personaggi arrivati su piccolo e grande schermo. Tra questi, il maresciallo Pietro Fenoglio, che sta per sbarcare su Rai1 con il volto di Alessio Boni.
Carofiglio Porterà a Pescara “Il potere della gentilezza”. Come nasce?
Ci sono alcuni richiami all’orazione civile, è una conversazione con il pubblico. Nasce dal libro “Della gentilezza e del coraggio”, uscito nel 2020: mi chiesero di farne un recital a Milano e la cosa ha funzionato. La struttura è molto semplice: è un percorso di riflessioni e letture tratte dal libro, ma che ha una sua relativa autonomia. La gentilezza è una virtù fondamentale nella vita personale, pubblica e politica. Non si identifica con la buona educazione, con le buone maniere e la cortesia, ma è un modo profondo di entrare in rapporto con l’altro; un modo di accettare l’altro, la legittimità che l’altro la pensi diversamente, non per essere d’accordo o remissivi, ma per instaurare un dialogo rispettoso che miri a trovare punti di incontro tra posizioni anche molto diverse. Quasi tutte, tranne quelle aberranti, sono meritevoli di rispetto e da affrontare, anche in modo conflittuale, ma senza una prospettiva, che è quella della polemica politica oggi, di distruzione dell’avversario.
Gentilezza e coraggio come si combinano?
Per entrare in rapporto con gli altri, anche con quelli che la pensano in modo molto diverso, è necessario coraggio. Ci vuole coraggio per sottrarsi al conflitto, che è un modo, appunto, di prendersi a spintoni, fisici o metaforici. L’idea della gentilezza suggerisce un’interpretazione diversa del conflitto, che però richiede di essere pensata, educata e poi praticata coraggiosamente. Il coraggio è una virtù civile fondamentale, non nel senso della temerarietà, di fare cose pericolose e imprudenti, ma di prendersi la responsabilità di agire in modo umano.
La gentilezza oggi viene vista spesso come una debolezza, invece è un punto di forza…
Esattamente. È uno strumento. Non è un caso che il libro cominci con storie prese dalla tradizione delle arti marziali, in cui il concetto di gentilezza è importante. Non si tratta di una caratteristica delle persone remissive, ma di quelle consapevoli, forti e coraggiose.
Poi ci sono le parole, che hanno un potere immenso…
È un tema direttamente collegato. Le parole che tendano il più possibile a includere e a comprendere sono quelle della pratica coraggiosa della gentilezza; le parole violente sono quelle che negano l’altro, quelle che, come fanno i populismi, creano il nemico e vivono sul conflitto, per il conflitto e non per la soluzione del conflitto.
Diversi dei suoi romanzi e racconti sono stati trasferiti in tv e al cinema. Come la serie “Il metodo Fenoglio”, che sta per arrivare su Rai1…
Ho partecipato come autore ad alcuni episodi e alla elaborazione del soggetto, che si basa sull’intera trilogia. C’è ancora del materiale che potrebbe diventare, se la serie piace, la base per una successiva stagione.
Ha esordito nel mondo della scrittura nel 2002 con “Testimone inconsapevole”, con protagonista l'avvocato Guerrieri. Qual è stata la spinta?
Desideravo scrivere da tanto tempo, a un certo punto ho pensato che non potevo continuare a rimandare. Mi è venuta un’idea di storia ambientata nel contesto giudiziario, quello che conoscevo meglio, ma con un avvocato difensore protagonista e non con un pubblico ministero, che era il mio lavoro. Lì per lì non ho pensato troppo a questo dettaglio, ma poi mi sono reso conto che è stato un meccanismo inconscio per darmi una prospettiva diversa, più originale, meno piattamente autobiografica sul mondo dei processi, dei tribunali, degli uffici investigativi.