Cascate e sorgenti tra i monti della Laga

L’escursione parte dal Sentiero Italia al Fosso degli Usteti
Quella di oggi sarà una giornata intensa e straordinaria perché percorreremo un cammino dove la natura parla tutte le sue lingue. Si va a toccare l’acqua delle cascate e dei fiumi che tempestano i pendii dei monti della Laga, dal piccolo paesino di Padula (Teramo). Appena fuori dal paese ci inerpichiamo sul sentiero 300G (Sentiero Italia) che costeggia il Fosso degli Usteti, accompagnati dal fragore delle acque di tantissimi torrenti. Poco dopo, con una breve deviazione sul sentiero 341 si scende ad una delle tante cascate: Cascata Cantagalli (1050 m). Tornati indietro si sale alla scoperta di un sottobosco interessantissimo fatto di felci rigogliose, pietre levigate come biglie, fiori multicolori e innumerevoli sorgenti. Incontriamo diversi crocevia che conducono a salti di acqua, ma dovremo tornarci per goderceli appieno!
La bellezza del percorso ci ammalia e ci fa arrivare, tra attraversamenti e ponticelli, in prossimità di due cascate (provengono dal Fosso della Cavata dove siamo diretti) che in primavera rendono umida e fresca l’aria (1.650 m circa-5,5 km-2 ore). Il bosco rimane molto fitto fino all’altitudine di 1.750 m dove si aprono le pendici erbose del Pizzo di Moscio e verso est il bosco della Langammella. Siamo in un bellissimo anfiteatro dove si trova anche un rifugio (senza nome) con annessa sorgente, purtroppo con evidenti danni da terremoto. Il prato è tempestato di fiori blu più o meno intenso: si tratta della cosiddetta “erba grassa”, una pianta palustre che addobba molti dei fossi della Laga e della delicata aquilegia. Si prosegue sulla destra del rifugio, per tracce di sentiero, fino a raggiungere la stupenda cascata della Cavata che esce fuori all’improvviso dall’erba con un salto spettacolare: incassata sul pendio erboso, la cascata dà luogo ad un torrente che scivola vorticoso sulla pietra arenaria. Ma lo spettacolo non è finito. Si torna indietro verso il rifugio mantenendosi più in alto (sentiero 341) e si percorre lungamente, quasi in piano, la dorsale di Pizzo di Moscio avvicinandosi a quella del Monte Gorzano. Il verde prato è cosparso di diamanti rocciosi, profumi indescrivibili e al di sotto di un bosco fittissimo, inespugnabile. Superata la Sorgente del Romito (1.800 m), un secondo piccolo rifugio senza nome e il Fosso Grande, dopo circa 10 km dalla partenza e 4 km dalla cascata della Cavata, siamo di fronte alla nascita di un fiume: il Tordino. Si sente forte il fragore dell’acqua che scende dal Monte Gorzano con cascate altissime e piccoli rivoli che si uniscono proprio sotto di noi: siamo alla Fiumata. Tra rare ginestre e rocce che paiono monumenti, l’anfiteatro del monte Gorzano e della Montagna Spaccata ci abbracciano e ci invitano a raggiungere il bel rifugio della Fiumata, storico rifugio pastorale, per scoprire che anch’esso è duramente danneggiato. Ci godiamo comunque i salti di acqua e cominciamo a scendere per il sentiero 341 attraverso la Macchia della Fiumata e il secondo attraversamento del Fosso Grande, fino a incrociare il percorso dell’andata a quota 1.150 metri. Il suono dell’acqua ci riporta in paese dove ci aspetta, dopo 8 ore e 16 km, un grazioso bar.
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