Cate: porto qui la battaglia delle donne

9 Maggio 2018

La Blanchett presidente di giuria: quest’anno c’è una maggioranza femminile

CANNES. Se si pensa a Cate Blanchett e ai suoi otto giurati che è chiamata a presiedere per assegnare la Palma d'oro, non è immediato accostarla alla Biancaneve disneyana con i suoi sette nani a proteggerla. Cordiale ma distante, sorridente ma compresa nel ruolo, accomodante ma sempre pronta a rispondere per prima rintuzzando gli accenti curiosi della stampa, Madame la Presidente ricorda piuttosto una First Lady che prevale sul marito con grazia e polso fermo. A suo agio con i riti tutto sommato inutili della presentazione alla stampa dei giurati, la bella Kate si presenta in tailleur color crema, un filo di trucco a far risaltare gli occhi cerulei e lo sguardo diretto, per affermare in primo luogo che «una donna bella non necessariamente non può essere anche intelligente. A Cannes», aggiunge, «trionfa il glamour, ci si mostra, si esalta la bellezza, ma tutto questo non è mai stato qui sinonimo di strumentalizzazione della donna e non sarà certo così quest'anno. Del resto siamo chiamati a vedere il lavoro di tanti straordinari artisti che vengono da tutto il mondo. Non li giudicheremo certo per la loro avvenenza e per me partono tutti uguali, uomini o donne, maestri consacrati e giovani debuttanti. La memoria è importante, ma quel che conta è mettersi in dialogo con i personaggi e le storie che vivono sullo schermo, nient'altro».
Ammette senz'altro, all'unisono con il suo vicino di tavolo Denis Villeneuve («Blade Runner 2049»), in smagliante giacca azzurra, che «l'effetto Weinstein è arrivato fin qui, ma è solo la punta di un iceberg e riguarda la parità dei sessi, l'equità di vita, l'equilibrio delle minoranze e non va ristretto al cinema. Sarà una battaglia lunga, un percorso che si misura in anni ma che deve portare a una reale giustizia e rispetto delle differenze. La prima cosa», aggiunge Blanchett, «che ho chiesto al direttore Fremaux accettando il suo invito, è stata di avere una giuria in parità tra uomini e donne. Già fatto! Mi ha risposto. Il caso vuole poi che alla fine, siccome siamo dispari, il presidente quest'anno sia donna e quindi avremo la maggioranza!».
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