Caterina della notte, storie di donne in cerca d’amore

La Siena del Trecento e la Londra di oggi nel romanzo d’esordio di Sabina Minardi «L’amore contemporaneo non è molto generoso, non è così incondizionato»
Una donna di oggi in cerca di risposte; una santa del Trecento che tentò di cambiare il mondo; un manoscritto misterioso che intreccia le vite di queste due donne.
Sono i fili della trama di “Caterina della notte” (384 pagine, 18,50 euro, Piemme), il romanzo d’esordio di Sabina Minardi, giornalista dell’Espresso che, con questo libro, getta uno sguardo sul nostro passato remoto con la passione di un’archeologa capace di scovare, in quella delicata epoca di passaggio fra il Medioevo e il Rinascimento, alcuni dei semi delle inquietudini del presente, attraverso un destino individuale, quello di Catherine una donna, originaria di Siena, che vive un’esistenza di ordinaria insoddisfazione sentimentale a Londra e che viene, per caso, in contatto con un manoscritto del 1380, di Giovanna, una donna ospite dello Spedale di Santa Maria della Scala, luogo di cura dei malati e di assistenza per i “gettatelli”, rifugio di viandanti e pellegrini lungo la Via Francigena che conduce i pellegrini a Roma. Il manoscritto la ricondurrà a Siena, aprendole una porta su un altro mondo e sulla vita di una santa, Caterina, che incarnò valori modernissimi come quelli della solidarietà, dell’indipendenza intellettuale e dell’amore pieno (per Dio), ai quali ambisce la protagonista del romanzo.
Come è nata l’idea di questo libro?
Una decina di anni fa, ho messo piede per la prima volta nello Spedale di Santa Maria della Scala a Siena e ho trovato un posto magico che mi ha trasmesso subito l’idea di un luogo di grandi scoperte mediche e di arte, un luogo che accoglieva ammalati, pellegrini, “gettatelli”: un posto straordinario. E nella profondità di questo luogo c’è un Oratorio, quello di Santa Caterina della notte, dove Caterina andava a riposare dopo le sue giornate senesi. Da lì è nata una ricerca sullo Spedale e su quella fase storica di Siena, una città dove, a quell’epoca, nel Trecento, si concentravano così tante cose che hanno a che fare con la modernità e la bellezza.
Per esempio?
Siena è nel Trecento la città del Costituto Senese, la prima costituzione in volgare che stabilisce il principio in base al quale chi amministra la cosa pubblica debba farlo in nome della bellezza, sancendo, così, che una città bella è anche più attrattiva e più ricca.
Che cosa rappresenta Santa Caterina per Catherine, la protagonista del romanzo?
Santa Caterina è il collante fra le due storie, quella di Catherine, che vive a Londra, e quella di Giovanna reclusa nello Spedale nello stesso arco di vita di Santa Caterina. Catherine è una donna che cerca l’amore, mentre Santa Caterina ne parla con quella semplicità propria dell’amore di Dio. Queste due donne sono accomunate dalla stessa domanda di amore: Catherine è affamata d’amore, Caterina è appagata dall’amore per Dio.
Questa relazione dice qualcosa anche sullo stato dei sentimenti oggi?
Sì, certo: sul nostro modo di amare. L’amore contemporaneo non è molto generoso, non è così incondizionato come quello di Caterina per Dio. E’ a quel tipo di amore che aspira Catherine. A questa donna, che non ha mai conosciuto sua madre, è come se mancasse un paradigma dell’amore.
Quali sono le risposte che Catherine cerca nel suo ritorno a Siena?
E’ una donna che ha nodi fortissimi e mai risolti. Sente di dover tappare dei buchi nel suo passato, di dover trovare risposte alle sue ombre: che fine ha fatto sua madre, per esempio. Va cercando il senso più profondo dell’amore. Alla fine lo troverà.
Come?
Nel libro ho utilizzato anche personaggi stranieri, per accentuare il senso di stupore che certi posti provocano in chi non è italiano. E nel romanzo c’è anche la figura di un professore spagnolo che ricucisce i frammenti di quello che Catherine ha intuito: la strana storia di quegli anni che vanno dalla peste al regno di Giovanna d’Angiò. Questo è un libro fatto anche di simmetrie. Ci sono due Giovanne così come ci sono due Caterine. Giovanna d’Angiò fu la prima donna a regnare. Si sposò quattro volte. Ma, anche lei, rimase sempre una donna molto sola.
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