“Cefalonia”, tra mito, storia divisa e tragedia
A Pescara un convegno con docenti e alti ufficiali per la presentazione del libro di Elena Aga Rossi
PESCARA. Cefalonia tra mito, storia divisa e tragedia. Si presenta così il dibattito organizzato dalla Associazione Federico Caffè a Pescara per la presentazione dell’ultimo libro di Elena Aga Rossi, “Cefalonia” (Il Mulino), che costituisce una pietra miliare in questa pluridecennale ma inesausta polemica.
Prenderanno parte all’incontro, oltre all'autrice, studiosa di fama internazionale, già ordinario di Storia contemporanea all’università dell’Aquila, il colonnello dell’esercito Michele Crescenzi, attualmente al comando Nato di Napoli, e il professor Paolo Pezzino, docente di Storia contemporanea e prorettore all’università di Pisa, consulente tecnico della procura militare di La Spezia e autore del volume “Le stragi fasciste e naziste in Italia”. L'appuntamento, voluto dal critico letterario Giacomo D'Angelo, presidente dell'Associazione Caffè, e da Francesco Mancini, è fissato per domani alle ore 17.30 nell'aula consiliare del Comune di Pescara. Sarà condotto da Mancini, che sta portando avanti varie iniziative dedicate alla memoria di quel frangente storico, come “Il Classico in Guerra” di sabato scorso, e alla propria memoria familiare, nei cui rami si incontrano militari pluridecorati nella Grande Guerra, uno tra i più giovani legionari fiumani, uno dei primi carabinieri aviatori, uno dei partecipanti all’impresa del Norge.
«Ad organizzare questo incontro mi ha spinto la passione per la storia, ma soprattutto il tema della riscoperta di alcuni passaggi della Seconda guerra mondiale su cui gli storici si interrogano ancora» osserva Mancini, che nell'ultima guerra, ebbe da una parte il padre Antonio, gli zii Gino e Armando, il generale Vittorio Palombo e Francesco Ciattoni, combattenti per la Liberazione - con lo zio Armando fucilato e lo zio Francesco torturato e imprigionato a Mauthausen - e dall’altra parte ebbe zii caduti in uccisioni efferate nel “triangolo della morte” in Alta Italia dopo il 25 aprile.
«Riaccendere i riflettori su Cefalonia, grazie al prestigioso libro della professoressa Elena Aga Rossi e agli interventi di relatori di calibro», continua Mancini, «è un'occasione per trovare nuovi spunti di riflessione e nuove considerazioni chiarificatorie». A Cefalonia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, un’intera Divisione italiana si schierò contro i tedeschi e fu annientata. Centinaia gli ufficiali fucilati, migliaia i prigionieri passati per le armi. Quale è il significato di questa rara eccezione allo sbandamento generalizzato, al “tutti a casa”? Per alcuni fu la prima manifestazione della Resistenza per altri fu un fatto umano, militare, più che politico e ideologico», spiega Mancini. «Gli storici, i reduci stessi sono divisi, e c’è una polemica rovente che dura da oltre settant’anni. Quel fatto ha avuto ed ha ancora aspetti oscuri, controversi, che riguardano le stesse personalità dei protagonisti, le quali si stagliano negli avvenimenti con l’ombra di maschere da tragedia».
Giorgio D’Orazio
