Celano e Alba Fucens, weekend all’insegna dell’archeologia

CELANO. Due appuntamenti da non perdere quelli fissati per questa settimana dalla Soprintendenza ai Beni archeologici. Il primo, previsto per domani, 21 aprile, alle 15,30, si tiene al Museo Paludi di Celano....
CELANO. Due appuntamenti da non perdere quelli fissati per questa settimana dalla Soprintendenza ai Beni archeologici. Il primo, previsto per domani, 21 aprile, alle 15,30, si tiene al Museo Paludi di Celano. Per la prima volta i visitatori potranno ammirare alcune delle opere più importanti venute alla luce durante gli scavi: la Venere, il ritratto di donna anziana, il busto in bronzo di Agrippina, rinvenuti ad Alba Fucens; le statue, due di marmo e una di terracotta, di grande pregio artistico, scoperte nel santuario di Angizia a Luco dei Marsi, e vari ritratti ritrovati a San Benedetto (l'antica Marruvium) e a Pescina. Un ricco repertorio di immagini che segna la storia sacra e civile del territorio marsicano. A illustrare le opere della mostra, dal titolo “Profili di uomini e di dei”, saranno Riccardo Di Cesare e Daniela Liberatore, due archeologi dell'università di Foggia.
Il secondo appuntamento è previsto per sabato 23 aprile. Consiste nel percorso, di circa 10 chilometri, lungo le tracce dell'antico acquedotto della città romana di Alba Fucens, con partenza, alle 15, da Fonte Capo La Maina, vicino a Forme. Farà da guida l'archeologo Dario Rose. Alba, fondata alla fine del IV secolo a.C., in età tardo-repubblicana (I secolo a.C.) fu dotata di un acquedotto, mediante la captazione dell'acqua della sorgente di santa Eugenia, a quota 1120 metri. Gran parte dell'acquedotto fu realizzato con un canale sotterraneo. Nell'ultimo tratto, di oltre tre chilometri, le tubazioni erano dislocate in superficie. La valle intermedia, a 932 metri di quota, veniva superata attraverso un sifone rovescio, che faceva risalire l'acqua sino alle alture di Alba, coprese tra i 978 e i 1004 metri di altitudine. Il sifone rovescio è un sistema idraulico, a forma di "U", che sfrutta il principio dei vasi comunicanti, ben noto nell'antichità. A gennaio la Soprintendenza, al fine di far conoscere il patrimonio archeologico della Marsica, ha annunciato un programma di iniziative, sotto il nome di “Archeologia a km zero”, affidandone il coordinamento alla dottoressa Emanuela Ceccaroni. Il successo riscosso, come dimostra la massiccia presenza di visitatori ai vari incontri, è andato oltre le più rosee aspettative. Un monito per quei Comuni che non hanno ancora capito l'importanza che la valorizzazione del patrimonio archeologico può avere nel rilancio del turismo.
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