“Cent’anni di Rosetitudine” il basket orgoglio di una città

12 Ottobre 2021

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Un monologo teatrale diventato libro, un omaggio alla pallacanestro e a Roseto degli Abruzzi, attraverso la passione e la poesia di un uomo di teatro e di basket: tutto questo è...

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Un monologo teatrale diventato libro, un omaggio alla pallacanestro e a Roseto degli Abruzzi, attraverso la passione e la poesia di un uomo di teatro e di basket: tutto questo è “Cent’anni di Rosetitudine”, il volume di Vincenzo Di Bonaventura dedicato al primo secolo di basket a Roseto.
Che si chiamava ancora Rosburgo quando, nel 1921, nel centro rivierasco si comiciò a giocare a pallacanestro. Quell’anno iniziò una storia sportiva che per Roseto è anche storia identitaria, una tradizione che ha i suoi perni nel torneo estivo di basket più antico d’Europa, il Trofeo Lido delle Rose, nato nel 1945, che 31 anni dopo vide la prima vittoria in un torneo ufficiale dell’Italia sulla potenza anche cestistica Urss (chi scrive c’era e può assicurare che all’Arena 4 Palme fu una serata epica), e nella promozione in Serie A nel 2000, un traguardo prestigioso per una cittadina di 25mila abitanti, con la partecipazione alle coppe europee (Uleb Cup) nella stagione 2002-03. Le pagine di “Cent'anni di Rosetitudine (Il segreto del LEM) – Cronistoria monologante in epicità canestraria” discendono da un monologo per la scena diventato man mano qualcosa di più complesso e emozionante.
L'artefice, il rosetano Di Bonaventura, classe 1950, ha alle spalle mezzo secolo di teatro, tra classici greci e latini, Shakespeare, Dante, Cervantes, Goethe, Majakovskij, Pirandello, D’Annunzio, Pasolini, Fo.
Si è formato artisticamente a Venezia, dove si è trasferito nel 1974 e dove ha recitato dal 1983 con la compagnia Teatromodo, Teatro universitario Ca’ Foscari, Stabile del Veneto. Nel 1993 a San Benedetto del Tronto ha fondato Teatrodue (autore e interprete di allestimenti su poesia e teatro con Patrizia Sciarroni) e il Teatrlaboratorium 27 Aikot, insieme all’Accademia d’Arte comica e drammatica per attore solista.
Nei 13 capitoli di “Cent'anni di Rosetitudine” l’autore (che indica l’identità cittadina scegliendo la più solenne desinenza in -udo) attraverso la propria esistenza dedicata a teatro e pallacanestro rende omaggio all’orgoglio di una città in un racconto che è intreccio di passioni, vita vissuta, sogni, inseguiti realizzati perduti.
«Ah il teatro, il mestiere supremo. Adorato da bambino. Come il basket. Non sapevo quanto l’uno avrebbe influenzato l’altro. Me lo ridico a volte. Il teatro l’ho studiato tutto e da subito. Il basket l’ho praticato tardi e da autodidatta. In fondo non ci vedo differenze. Entrambi hanno bisogno di una micidiale preparazione», spiega Vincenzo Di Bonaventura.
Il suo racconto parte da Roseto e dalla gloriosa Arena 4 Palme per spostarsi a Venezia e arrivare infine a San Benedetto, tra luoghi di culto del basket e campetti di periferia, campioni internazionali e puri appassionati capaci di trovare il segreto del LEM, vale a dire la felicità attraverso la pallacanestro.
“Cent'anni di Rosetitudine” ha la prefazione del giornalista Luca Maggitti e l’introduzione dell'oncologo Giampiero Porzio, fondatore dell'associazione L’Aquila per la Vita, in passato allenatore di basket.
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