Cento anni fa nasceva Jack Kerouac, l’autore simbolo di un’epoca

11 Marzo 2022

L’uscita del libro “Sulla strada” segnò una vera frattura che cambiò tra i giovani linguaggi, filosofie e stili di vita

ROMA. Quando nel 1957 esce Sulla strada, il romanzo che lo ha reso popolare e diverrà il manifesto principale della Beat Generation, Jack Kerouac scrive con decisione che «ormai dell'autentica, originale Beat Generation non era rimasto più niente», aggiungendo poi, riferendosi allo slang, all’assunzione di droghe, al rock'n roll e ai modi di vestire lanciati da James Dean, Montgomery Clift e Marlon Brando, che «per qualche curiosa metamorfosi, dopo la guerra di Corea, improvvisamente era spuntata una gioventù cool e beat che ne ha raccolto i gesti e lo stile». Il romanzo On the road, in effetti, era stato scritto da Kerouac ben sei anni prima di trovare un editore e nel frattempo il mondo per lo scrittore era cambiato.
Jack Kerouac è nato a Lowell il 12 marzo 1922: domani si celebrano dunque i cento anni della nascita di colui che è considerato il padre di quel movimento, la Beat Generation, che nacque da «una visione» che ebbe a metà anni '40 insieme ad Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Neal Cassady ed Edith Parker, che poi sarebbe divenuta sua moglie. Il termine lo scrittore lo utilizzerà per la prima volta nel 1950, nel romanzo La città e la metropoli, descrivendo Liz Martin una «beat che se ne va in giro per la città alla ricerca di qualche altro lavoro, di un benefattore, di grana o di un po’ di fumo». È «una generazione di pazzi hipster illuminati... che si spostano ovunque in autostop, straccioni, beati, belli di una nuova aggraziata bruttezza... personaggi di una spiritualità particolare», che è poi quella profondamente cattolica di Kerouac e del suo successivo interesse filosofico per il buddismo, che influenzerà il gruppo e le generazioni successive nella ricerca della spiritualità orientale e di uno stile di vita libero e alternativo.
Sulla strada fu quasi subito un successo, anche se la critica si divise tra elogi e riserve: letto da alcuni superficialmente come l'avventura di due scriteriati che cercano esperienze, alcol e sesso andando da una parte all'altra dell'America, da altri visto come la metafora di una ricerca spirituale alla scoperta di quel sé oscuro, inquieto e inquietante, che spinge alla fuga. Il romanzo, costruito in cinque parti sotto forma di episodi, è ambientato alla fine degli anni '40 e descrive le scorribande per l'America di Sal Paradise (pseudonimo di Kerouac) studente cresciuto nell'Est con aspirazioni letterarie, e Dean Moriarty, (pseudonimo di Neal Cassady), uscito da un riformatorio, il cui stile di vita rifiuta la concezione borghese della necessità di avere dimora fissa, lavoro, responsabilità. Anche la scrittura cerca una sua cifra tentando quella «prosa spontanea» come la definiva l'autore, del periodare libero e per associazioni, con libertà sintattica, così da ottenere una lingua fluida, veloce che somigliava alle improvvisazioni jazz. Il libro fu scritto mentre arrivava in libreria nel 1951 Il giovane Holden di Salinger e, sebbene stile e morale siano diversi, la storia risente evidentemente del clima di quegli anni. Anche Holden è insofferente a ipocrisie e conformismo, con la sua «infanzia schifa» e l’umore rabbioso.
Kerouac ha pubblicato molto, oltre trenta titoli tra romanzi, raccolte di racconti, di poesie e saggi, partendo dal romanzo La città e la metropoli, proseguendo sempre “on the road” con L'ultimo vagabondo americano e I vagabondi del Dharma (in cui si manifesta l’interesse per le filosofie orientali), I sotterranei (poetico e allucinato resoconto della vita dei beat a San Francisco), arrivando, dopo la scelta di ritirarsi in isolalamento, a Big Sur nel 1962, quasi resoconto di una sconfitta, forse l'opera più intensa di Kerouac.
Nato nel Massachusets, figlio di un tipografo franco-canadese, durante gli studi a New York entra in contatto con l'ambiente artistico della città, approdando poi alla Columbia University, che lascia allo scoppio della guerra. Arruolatosi, verrà dimesso per turbe mentali e inizierà a viaggiare, a scrivere e fare mille mestieri, dal meccanico al marinaio, dal ferroviere alla guardia forestale. Tra il 1944 e il '46 incontra le persone che cambieranno la sua vita e con cui creerà il mito della Beat Generation. Tra l'uso di droghe, ricoveri in ospedale e viaggi, arriva il successo e il benessere economico, sino al crollo psico-fisico del 1960. È l'inizio di un declino che non risolsero i viaggi in Europa, Italia compresa, il ritorno a New York nel 1967 e la scrittura di quella che sarà la sua ultima opera, Vanità di Duluoz, memoria del periodo giovanile fra Lowell e la Columbia University. Si trasferisce in Florida, dove muore due anni dopo, il 21 ottobre 1969, a 47 anni, per emorragie conseguenti alla cirrosi epatica dovuta ad una vita di eccessi.