Ciocca ripropone lo Pseudolo con “intervista” finale a Plauto

PESCARA. Il genio è senza tempo. Le sue creazioni gli sopravvivono. Alla parola è stata sempre consegnata una speranza di protrazione di sé, nel corso dei millenni. Ma le sensibilità cambiano, la...
PESCARA. Il genio è senza tempo. Le sue creazioni gli sopravvivono. Alla parola è stata sempre consegnata una speranza di protrazione di sé, nel corso dei millenni. Ma le sensibilità cambiano, la parola può divenire obsoleta e spegnersi per desuetudine. E allora occorre qualcuno che sappia riaccostarla alla sensibilità dei moderni, ricollocarla con rinnovata attualità nella scena culturale.
Per il teatro lo fa Sabatino Ciocca di Chieti, regista di prosa, scrittore e operatore culturale che per le edizioni Tabula Fati ripropone al pubblico lo Pseudolo di Tito Maccio Plauto (2014, p.158, € 12, prefazione di Edoardo Erba) una delle opere più conosciute sulle scene della Roma repubblicana di 2200 anni fa. Protagonista è un servo, che si chiama Pseudolus: i cui rapporti col padrone, con la classe sociale di cui è proprietà, e in sintesi col potere dell'uomo sull'uomo, vengono indagati in modo brioso, irriverente, divertente, sovvertendo i ruoli sociali: se lo schiavo è più intelligente del padrone, sembra dirci Plauto, è lui a comandare, o almeno a sapersi destreggiare meglio nella vita.
Per Ciocca, punto di forza di questa riproposizione dello Pseudolus di Plauto è la riattualizzazione della lingua. La quale è moderna, saettante, indisciplinata, e non grammaticale, intendendo con ciò un pregio, cioè il rifuggire dal pentagramma dell'ufficialità, che la imbalsama e imprigiona.
Capitolo di brillantezza che chiude il volume è poi l'immaginaria intervista a Plauto fatta da uno… pseudoCiocca del XXI secolo, capace di muovere solo ingrate, sapide e risentite risposte nell'interlocutore morto due millenni prima. Il quale – chiamato a pronunciarsi su come il mondo d'oggi veda la sua opera e il suo lascito – se ne dichiarerà insoddisfatto. A cominciare dalla stessa intervista che lo riesuma dalla tomba, al cui autore dirà, nella frase finale del libro, «giovanotto, lei è un pessimo intervistatore»: col che il bravo Sabatino Ciocca s'inchina e (con autoironia) prende commiato dal suo pubblico.
Pseudolo verrà presentato oggi alle 17.30, a Pescara, in viale Bovio 293, nella sala convegni della Laad, in viale Bovio, nell'ambito degli appuntamenti dell'Università Libera età "Federico Caffè”, con recitazione da parte dell'autore sabatino Ciocca e di Giancarlo Zappacosta. Interverranno Massimo Pamio e Marco Solfanelli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

