Città sommersa Anni di piombo tra storia e indagine intima

20 Marzo 2020

Ci sono almeno due storie che si intrecciano nel primo libro “per adulti” di Marta Barone “Città sommersa” (Bompiani, pp. 300, €18), in lizza tra i 12 del Premio Strega 2020: da una parte un cercare...

Ci sono almeno due storie che si intrecciano nel primo libro “per adulti” di Marta Barone “Città sommersa” (Bompiani, pp. 300, €18), in lizza tra i 12 del Premio Strega 2020: da una parte un cercare di capire le proprie origini, far chiarezza e pacificarsi con la figura difficile, non amata del proprio padre, morto troppo presto e separato dalla madre; dall’altra la ricostruzione, documenti alla mano, da parte di una trentenne di oggi del clima infuocato politico e sociale degli anni '70 e della repressione dei primi '80 in cui si ritrovò coinvolto proprio quel padre.
Nasce così un libro difficile, che ha la sua forza e il suo limite in una narrazione che cerca di essere obiettiva, di mantenersi neutra nell'affrontare la scoperta degli anni di piombo, nel ricostruire la figura di un uomo particolare, Leonardo Barone, giovane medico che l’autrice indica solo con le iniziali LB o «il Barone» come nelle carte processuali. Nel 1982 infatti l'uomo viene arrestato in una delle retate di quegli anni, accusato di partecipazione a banda armata, accusato di far parte di Prima Linea, pur essendone lui «a distanza siderale», per aver curato, da medico, un ferito portatogli un giorno da sconosciuti. Prima condannato, sarà prosciolto in Cassazione per non aver commesso il fatto. Inizia dalla scoperta e lettura della memoria difensiva, ritrovata un giorno a casa della madre, la curiosità circa quella figura di giovane nato nel Gargano, «entusiasta e sentimentale» e altruista amato da tutti che si impegna concretamente nel sostegno di disoccupati, senza tetto, immigrati aderendo negli anni universitari al gruppo di estrema sinistra Servire il popolo, che lo manderà quale quadro organizzativo nella Torino operaia dei primi anni '70, dove incontra la prima moglie e matura la scelta di fare l’operaio. Tutte storie su cui sorvolava e di cui alla figlia aveva sempre evitato di parlare: «Di lui non sapevo granché. Oltre al fatto che quando siamo giovani ci limitiamo a constatare che i nostri genitori esistono». Da lui era vissuta divisa per vent'anni, frequentandosi poco e non parlandosi per lunghi periodi, e ora che lui non c'era più si sente attratta inesorabilmente dal suo «mistero». Una storia di famiglia e il concretizzarsi del fantasma di un padre perduto tutta calata nella realtà sociale e politica del suo tempo. (p.p.)
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