Claudio Magris, il cantore della cultura mitteleuropea

10 Aprile 2019

Lo scrittore compie 80 anni mentre esce il nuovo libro “Tempo curvo a Krems” Il saggio “Danubio” del 1986 racconta la molteplicità che compone l’Europa

Lo studio serio, ovviamente, ma mosso da una sempre viva curiosità intellettuale e guidato da una fedeltà a se stesso, ai principi della propria formazione, con l'uso costante della ragione non però disgiunta dal sentimento, da un umano sentire, sono le qualità che rendono la figura e il lavoro di Claudio Magris, saggista e scrittore che oggi compie 80 anni, importante per la seconda metà del Novecento, ma ancor più per questo inizio di nuovo millennio segnato dal tracimare di arroganza e presunzione oltre tutti i livelli di guardia, che si collega alla fine della memoria, alla scomparsa degli ultimi testimoni delle tragedie del secolo breve ma anche alla sottovalutazione dello studio della storia. Del resto il lavoro di questo studioso, docente di lingua e letteratura tedesca all'Università di Trieste, poi in quella di Torino nei caldi anni '70 e quindi nuovamente a Trieste, si aprì nel 1963 con la pubblicazione di un saggio che resta un punto di riferimento storico-culturale, “Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna”, seguito poi da quello su Joseph Roth e l'ebraismo, che dette l'avvio alla riscoperta e allo studio della complessa cultura mitteleuropea come momento centrale storico e culturale per lo sviluppo di tutto il Novecento.
La memoria appunto e il valore delle radici essenziali per capire da dove veniamo, quindi su quale strada siamo e decidere e capire dove possiamo andare. E proprio un viaggio, dalle origini al mare, è quello che racconta, indagando, riflettendo, cercando tracce del passato lontano e più recente in “Danubio”, un libro del 1986 che resta un pilastro e, oggi più che mai, anche una testimonianza del confluire della molteplicità in una realtà che era ed è Europa, formata dall'avventura nazista, testimoniata anche dal lager di Mauthausen, come dagli anni della Vienna rossa socialdemocratica con la grande edilizia popolare operaia delle Gemeindebau, dalla follia di Hitler alle illuminazioni di Freud, dalle acque cristalline della sorgente tedesca a quelle morenti del Mar Nero.
L'impegno di Magris, che fu anche senatore (Indipendente di sinistra) nella XII legislatura a metà anni '90, non appare diverso quando crea come narratore. Lo testimoniano romanzi come “Alla cieca” del 2007 che racconta la nascita e il morire delle ideologie delle illusioni del mondo moderno, e il bellissimo “Non luogo a procedere” del 2015 che recupera la memoria della Risiera di San Sabba, l'unico lager di sterminio nazista in Italia, inserendolo nel contesto sociale e storico da cui nacque e che poi cercò di nasconderlo e dimenticarlo, ma anche, pur se in maniera più personale e poetica, dal precedente, intenso “Microcosmi” (Premio Strega 1997), in cui, dalla grande visione europea del Danubio si passava ai minimi universi legati alla memoria della vita, agli studi e agli affetti di Magris, ma che più andava nel particolare, più metteva in evidenza valori universali, il senso di un modo di vedere e affrontare l'esistenza, di sopportarla, con ironia, partecipi e distaccati assieme, coinvolti ma capaci di coglierne dolore, gioia sullo sfondo della storia e di un mondo, quello del caffè triestino San Marco, che è «specchio della realtà» dove «trionfa vitale e sanguigna la varietà» in cui trovare senso e verità del presente.
Del resto la salvezza passa per le cose minime, passa per se stessi, per il racconto, l'indagine, la testimonianza, l'analisi; salvezza è la scrittura stessa di Magris, alta e raffinata, limpida nel distillare con cura chiarezza e semplicità. Come lo è nei cinque racconti che escono in questi giorni, editi da Garzanti, col titolo “Tempo curvo a Krems”, che riflettono sul senso e sul valore del tempo. La necessità è «ricostruire nella realtà e nel cuore», con rigore, come scriveva a proposito dei saggi di “Utopia e disincanto” (1999) in quell’ “Infinito viaggiare” (2005) che è l'esplorazione dell'esistenza, tra l'aiuto a capire e essere che sono i libri, di cui si parla nei saggi di “Alfabeti” (2008), e la storia, la società, come è affrontata nelle note civili di “Livelli di guardia” (2011), per Magris superati troppo spesso nella nostra recente vita sociale e politica, tra corruzione e odio del diverso, violenza e incapacità di vergognarsi, nel venir meno di quella pietas e tenerezza, sentimenti umani profondi e identitari che non mancano mai nelle pagine di Magris, quelle citate e quelle dei suoi tanti altri titoli, letterari, drammaturgici, di saggistica, tasselli di un grande affresco culturale della nostra epoca.
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