Colasanti e il sabato, pausa che salva la bellezza

Il musicista abruzzese commenta il terzo Comandamento nel saggio “Tremila anni e non sentirli”
CHIETI . «Approfondire il significato dei 10 precetti è una sfida che non riguarda questo libro. È possibile, invece, far raccontare a dieci persone come interpretano nella loro vita questi comandi, nella loro storia unica e personale».
Così la milanese Silvana Carcano, passata dalla politica alla scrittura, nella prefazione del saggio “Tremila anni e non sentirli. Una rilettura sorprendente dei Dieci Comandamenti”, uscito di recente per l’editrice Àncora: 10 conversazioni con personaggi della cultura, della politica, dell’arte, sull’attualità e il significato che il Decalogo può ancora rivestire oggi, nel nostro mondo. Ed ecco, tra Nando Dalla Chiesa, l’imam Abdullah Tchina, l’ex direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza Giampiero Massolo, un abruzzese illustre, il direttore d’orchestra Maurizio Colasanti da Pretoro di Chieti, borgo alle pendici della Maiella.
Il comandamento che Silvana Carcano “assegna” a Colasanti è il terzo, uno di quelli quasi trascurabili a fronte di solenni tabù quali Non uccidere, Non rubare, Non testimoniare il falso, Non invidiare l’altrui ricchezza o felicità: Ricordati del giorno del sabato, formulazione adottata in luogo del più comune, e sbiadito, Ricordati di santificare le feste.
Il sabato come metafora del gratuito, del disinteressato, del non utile che è tanto necessario alla nostra vita: soprattutto oggi, condizionati come siamo dal lavoro spesso inteso come sottomissione e accettazione di ritmi e condizionamenti che hanno ben poco di «naturale». Secondo Colasanti il sabato è necessario per preservare ciò che nell’uomo c’è di sensibile alla bellezza e predisposto all’amore: «Mi viene da pensare per questo che il riposo del sabato contenuto nelle Tavole abbia un valore assoluto, soprattutto adesso, perché sta lì a rilevare che ogni entità sensibile ha bisogno del suo contrario, ogni musica ha bisogno del silenzio, ogni uomo deve ritrovare se stesso. Come non è possibile immaginare nessuna musica che suoni all’infinito e, infatti, sulla partitura ci sono delle pause e dei momenti di silenzio, anche nella vita dell’uomo c’è la necessità di staccare con il continuum quotidiano e fermarsi, non fosse altro che per lasciar vibrare ancora e per apprezzare il lavoro svolto».
Alla domanda di Carcano sulla corrispondenza tra il significato del “sette” in ebraico, inteso come pienezza, e il valore del sabato, Il maestro Colasanti si lancia in un elogio appassionato della realizzazione completa del sé che tocca: «Ognuno di noi deve ambire alla pienezza in quello che fa, in ciò ce vive. Il concetto espresso dal giorno del sabato, in quanto invito a trovare se stessi, è l’esortazione a riempire la propria vita dell’irrinunciabile, perché ogni individuo è nella pienezza di sé quando trova il mondo in se stesso, quando riesce a considerare se stesso come straordinario, quando considera la sua esistenza come un sabato, una festa».
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