«Come un monaco salvo dall’oblio l’arte del circo»

12 Aprile 2020

Raffaele De Ritis regista pescarese di Funambolika «Dopo il virus potrei fare il prestigiatore di strada» 

«Amo la solitudine, mi ha sempre fatto compagnia la mia casa-museo, in Via delle Caserme. Mi dedico dunque alla mia collezione sulle arti circensi». Ventimila documenti dal Quattrocento a oggi, manifesti, fotografie, filmati, una collezione tra le più cospicue nel suo genere, abbastanza per perdersi con la mente, «assorbire dal passato per affrontare il futuro». E' questa l'occupazione prediletta da Raffaele De Ritis, pescarese, il deus ex machina di “Funambolika”, festival internazionale del nuovo circo che da tredici anni fa di Pescara l'approdo esclusivo di molti artisti dell’arte circense.
De Ritis, quarantena a casa circondato dal suo immenso archivio. Nessuna tentazione di videochiamate a più voci?
Decisamente non amo gli streaming, preferisco la concentrazione solitaria. Normalmente nei periodi in cui sono a Pescara passo tutto il tempo in casa, dunque le mie abitudini restano quelle. Scrivo nuove ricerche storiche, vado scoprendo cose del passato, sono in contatto con vari archivi internazionali. Che è poi l'attività che mi ha sempre appassionato di più, e che servirà alle generazioni di domani. A volte mi sento come i monaci durante le epidemie del medioevo che in clausura accudivano il patrimonio per trasmetterlo...
Il suo lavoro è in giro per il mondo, quando e come immagina il ritorno agli spettacoli dal vivo?
Non so quando potrò tornare a viaggiare, l'industria dello spettacolo sarà l'ultima a riprendere. Nel mio caso sono congelati, chissà per quanto, un lavoro a Las Vegas, un altro per i parchi Disney in Europa e forse anche negli Usa. Forse si dovrà ripartire da zero. Chissà, potrei riconvertirmi in prestigiatore di strada, costruire qualcosa di ancora ignoto. Difficilmente avremo spazio per la logica dei progetti artistici, forse avremo più chance per la sopravvivenza a breve termine grazie alla creatività, molla del nostro lavoro. Ci si reinventerà con niente, forse torneremo a rispolverare cose oggi insospettate che abbiamo imparato in passato.
Che significato assume nel mondo del circo il monito “Io resto a casa”?
Quando si dice state a casa per i circensi vuol dire restare nel parcheggio di una città sconosciuta dentro una roulotte, il proprio habitat, il proprio mondo, spesso con animali da nutrire. Anche quando la realtà è di quelle a scala industriale il senso di quel monito resta fragilissimo. Ad esempio il Cirque du Soleil, pur essendo la più grande industria al mondo di live entertainment (il suo fatturato annuo corrisponde alla totalità dei teatri di Broadway), ha chiuso trenta produzioni e mandato a casa cinquemila dipendenti e artisti. Ma é anche vero che il circo ha un primato positivo. Essendo un'arte universale e popolare, è la forma di spettacolo che più nei secoli ha saputo risollevarsi e prosperare. Dopo ogni crisi, il circo offre non solo divertimento, diventa metafora dei suoi artisti che superano l'impossibile. Una catarsi nei momenti bui dell'umanità: diceva Hemingway, che ammirare il coraggio di acrobati e trapezisti; ci fa sentire più forti per affrontare, il giorno dopo, le avversità della vita.
Veniamo alla sua creatura, Funambolika. Quali prospettive per la stagione in arrivo?
Con l'Ente manifestazioni pescaresi saremmo pronti da tempo con un bel programma per la 14esima edizione del Festival mondiale del Nuovo Circo, tradizionalmente previsto nel periodo estivo. Tutto dipenderà naturalmente dalle disposizioni di legge che vigeranno, ma anche dalla mobilità degli artisti, i nostri show si basano sull'internazionalità..
Suggerimenti di visione per gli appassionati confinati a casa in questi giorni?
Il circo va visto dal vivo, ma ci sono occasioni virtuali di qualità. Raiplay ha qualche edizione passata del Festival di Monte Carlo; e su arte.tv si trova il festival di Parigi. Il Cirque du Soleil ha creato proprio per questi giorni un sito, CirqueConnect, con contenuti speciali e gratuiti.
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