«Con il mio “Zero il folle” torno a scuotere le coscienze»

1 Ottobre 2019

ROMA. «Con il passare degli anni si diventa sempre più fastidiosi, ma penso a quei giovani che stanno cercando casa e identità per dare un contributo alla loro illuminazione».Così Renato Zero alla...

ROMA. «Con il passare degli anni si diventa sempre più fastidiosi, ma penso a quei giovani che stanno cercando casa e identità per dare un contributo alla loro illuminazione».
Così Renato Zero alla presentazione del suo nuovo lavoro discografico Zero il folle in uscita il venerdì 4 ottobre in cd e vinile con 4 cover che vanno a comporre Zero, 4 immagini che insieme rappresentano visivamente il disco, con la creatività e la follia che lo contraddistinguono. «Sono una persona che ha voluto uscire dagli schemi e ho mandato a fare in culo la borghesia», attacca l’artista. «Questa vita nessuna la protegge e gode della sovranità della bomba nucleare o delle nefaste condizioni climatiche. Inoltre la spazzatura, le buche, il disagio sono il panorama che incide sul nostro temperamento, l’ecologia è il nostro nutrimento». Sono 13 le canzoni che Renato Zero ha scritto per questo album e la morte è uno dei temi trattati. «Sono morto svariate volte e ho stabilito con la morte una specie di accordo», dice. «Sono andato indietro nel tempo e ricordo Ivan Graziani, Mango, Lucio Dalla, per citarne alcuni, che sono un vestito che indosso costantemente, un atto dovuto». La follia domina questo lavoro. «È essenzialmente un’alleata, un paio d’ali di scorta quando ti senti compresso», spiega. «È un modo alternativo di far lavorare la mente. La follia non è semplicemente una via di fuga, anzi è un modo paraculo di fottere gli scettici e certi intellettuali convinti che la “materia” sia solo grigia. Le mie canzoni hanno creato un bel casino da quando esistono, con delle ragioni disparate, ma sono vere perché ispirate dal popolo, non per dare delle risposte ma per scuotere le coscienze: Modugno è stato un antesignano, in tal senso». Nel brano “fficio reclami, il cantautore si scopre vulnerabile. «Sono un peccatore eccellente e non mi aspetto grandi cose dal “piano superiore”», sottolinea. «I peccati della carne ci hanno precluso la possibilità di uno scopo». A Renato Zero sta a cuore la solitudine in “Mai più soli”: «Sono sempre stato disponibile al dialogo e meno ai selfie e ai telefonini. C’è una propaganda alla fisicità di offrirsi in questa competizione insana di superare Sara Ferragni, ops Chiara: ecco cosa vuol dire non frequentare i social. Amo tanto il contatto umano che, se non avessi scelto la musica, avrei piazzato un bel banco al mercato. Qualche autografo ma soprattutto chiacchiere. Si parla così poco di questi tempi, che io sono un po’ preoccupato». Da novembre Zero il folle in tour.