Congelato il Concertone del Primo Maggio

21 Marzo 2020

Gli organizzatori: «Entro la metà di aprile prenderemo una decisione, ci sono più ipotesi in campo»

ROMA. Il coronavirus pende come una spada di Damocle anche sul tradizionale Concertone del Primo Maggio, promosso dai sindacati in piazza San Giovanni a Roma. Un appuntamento che quest'anno si preannunciava particolarmente importante, con i festeggiamenti per i 30 anni della manifestazione. Dopo la cancellazione dell'Eurovision Song Contest, che era in programma dal 12 al 16 maggio a Rotterdam, anche sulla piazza del Concertone si addensano nuvole nere. «Siamo fermi al 5 marzo, a prima del blocco delle attività, è tutto congelato», spiega Massimo Bonelli, numero uno di iCompany e organizzatore dell'evento da 6 anni, «ma il Concertone, come ogni anno in questo periodo, è quasi pronto. Manca giusto qualche limatura a nomi e cachet, ma il cast c'è all'80%. La nostra deadline è metà aprile: fino ad allora abbiamo la possibilità di girare la prua della nave e portarla in porto, poi diventa impossibile». Bonelli è consapevole però che, anche nella migliore delle ipotesi, non si potrà fare un Concertone «come si è sempre fatto. Stiamo lavorando a varie ipotesi, ma dare per scontato che il primo maggio sia tornato tutto a posto è un azzardo».
Non è escluso anche un evento solo televisivo. «Vedremo cosa fare, anche con la Rai (che sta affrontando a sua volta una serie di difficoltà nella programmazione quotidiana), con gli sponsor, con la Sovrintendenza. Vorremo comunque dare risalto alla giornata, dare un valore a questo anniversario, soprattutto in un momento nel quale di lavoro e di sicurezza sul lavoro si deve parlare e molto. Abbiamo un piano A e un piano B, anche un piano C. La volontà di andare avanti c'è, lasciare ora lo considero un gesto vigliacco». Rispetto all'Eurovision, che ha già deciso di dare appuntamento direttamente all'anno prossimo, saltando un giro per la prima volta in 64 anni, il Concertone è in qualche modo più snello. «Quando usciremo da questa situazione», conclude Bonelli, «è probabile che dovremo inventarci un nuovo mondo e forse anche un nuovo modo di fruire gli spettacoli. Quando finirà la paura di stare insieme? Quando avremo voglia di stare fianco a fianco ad un concerto? Nel nostro settore la condivisione degli spazi è tutto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.