Continenza nell’olimpo della chitarra

Il musicista pescarese sulla copertina della rivista americana Jazz Guitar Today
PESCARA. La rivista mensile americana Jazz Guitar Today ha dedicato a Giuseppe Continenza la sua storia di copertina del numero di novembre. Continenza, torinese di nascita ma pescarese di adozione, docente di chitarra jazz al conservatorio di Pescara, è affiancato in copertina a un altro grande dello strumento, Biréli Lagrène.
Dopo essersi diplomato a pieni voti al Musicians Institute di Hollywood in California, Continenza ha collaborato con grandi jazzisti come Joe Diorio, Scott Henderson, Ron Escheté, Don Mock, Ted Greene, Howard Roberts, Pat Martino, Robben Ford, Steve Trovato, Gary Willis, Jeff Berlin e lo stesso Bireli Lagrene. Il chitarrista abruzzese scrive regolarmente su Guitar Club e Tuttochitarra, due riviste di musica tra le più importanti in Europa.
«Il percorso di Giuseppe», si legge nell’articolo di Jazz Guitar Today, «è straordinario a dir poco. Dai primi studi a Pescara in Italia al Musician’s Institute di Los Angeles e di nuovo a Pescara dove ha creato una sua propria scuola, l’European Musician’s Institute, approfittando di ogni occasione per studiare ed esibirsi al fianco di una quantità incredibile di musicisti incontrati negli anni: da Vic Juris a Joe Diorio, Scott Henderson, Howard Roberts e molti altri. Giuseppe ha suonato con una numero incredibile di musicisti. È un eufemismo dire che è stato prolifico nella sua attività, dall’insegnamento ai dischi registrati alla composizione fino ai concerti».
L’insegnamento è sempre stato al centro degli interessi di Giuseppe Continenza. In un coloquio con Joe Di Iorio pubblicato, nel 1999, dalla rivista Guitar Club, affermava: «Per ciò che mi riguarda l'insegnamento fa parte della mia musica quanto il suonare e la musica è parte integrante della vita. E' un dono che Dio ci ha fatto e come tale bisogna condividerlo con gli altri, nel senso che bisogna con amore e pazienza; bisogna cercare di fornire agli studenti un approccio realistico, in modo da prepararli il più possibile a diventare dei musicisti professionisti e soprattutto bisogna insegnare loro ad avere uno stile personale e non essere fotocopie di altri musicisti».
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