Cotarella: l'Abruzzo del vino pronto al gran salto

14 Settembre 2017

Il super enologo a Ortona: guiderà il team tecnico di Codice Citra per rilanciare la vocazione del territorio

ORTONA. «I buoni rematori si vedono sulle acque profonde, non sulla battigia. Se otterremo qualcosa di buono quest'anno, sarà il risultato più eclatante». Riccardo Cotarella vuole crederci in quella che definisce una nuova sfida. Sotto gli scongiuri a voce alta per una vendemmia decisamente critica, segnata da rese basse – si registra un calo medio della produzione di vino e mosto del 25% – per le gelate tardive e poi la siccità e le temperature estive infuocate, il noto enologo, presidente nazionale di Assoenologi, si dice entusiasta di cimentarsi nell'impresa: fare percepire al mondo l'immagine, la vocazione vitivinicola del territorio abruzzese, finalmente.
Realizzare un'azienda dal nome grande e qualità top, «il mio sogno». Cotarella lo scandisce nella megabottaia di Codice Citra, azienda- territorio del Chietino, colosso vitivinicolo di 6mila ettari di superficie vitata, 3mila famiglie di soci, 9 cantine associate. Il presidente Valentino Di Campli ha chiamato a raccolta soci vignaioli, operai, impiegati e commerciali per la presentazione ufficiale del nuovo team con a capo il supertecnico. L'obiettivo, spiega Di Campli, è quello di «far apprezzare di più i nostri vini, valutarne il riposizionamento, renderli più riconoscibili, far percepire al mondo la vocazione di questa terra».
«Si tratta di portare l'asticella più in alto per tutto l'Abruzzo», insiste, «siamo convinti di poter fare di più. Avevamo tanto bisogno di un allenatore per far funzionare il nostro sistema, siamo tanti, c'era bisogno di una guida autorevole». La nuova visione di squadra dovrà essere recepita «da tutto l'Abruzzo del vino», dice Cotarella, nominato team leader. Il Codice Citra Wine Team sarà composto da Cotarella e dal suo staff tecnico, che coordinerà le attività assieme a Davide Dias (direttore tecnico), Lino Olivastri (enologo e responsabile R&D), Ludovica Crugnale (enologa) e gli enologi e agronomi delle cantine associate. «Valorizzaremo i cru più interessanti», ripete l'enologo ternano, quest'anno alla sua 50esima vendemmia. «L'Abruzzo ha vigneti, tradizione, passione, testardaggine, grandi potenzialità. Non manca nulla». L'esperto conta sul «carattere dirompente del Montepulciano d'Abruzzo, le caratteristiche spiccate del Trebbiano d'Abruzzo, due vitigni dalla forte identità come in nessun altra regione». E promette attenzione sugli altri autoctoni, Pecorino, Passerina: «Nel mare magnum della biodiversità abruzzese ci sarà l'imbarazzo della scelta nella scelta dei migliori cloni». Ricerca e zonazione, ripete. «La valorizzazione deve essere sostenuta da azioni di tutela messe in atto dall'intero sistema, come l'introduzione delle fascette di stato che consentirebbero maggior trasparenza e controllo, a salvaguardia di una denominazione. Chi punta su questo non può dirsi contrario. Penso al Veneto, dove l'introduzione delle fascette ha generato crescita e benefici in tutto il comparto vinicolo regionale». (j.f.)
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