Cristicchi canta per il futuro del Cofa a Pescara

23 Maggio 2015

PESCARA. Un concerto per celebrare la rinascita di un’area importante della città di Pescara, quella del Cofa, il vecchio mercato orttofrutticolo all’ingrosso sul lungomare di Porta Nuova, chiuso e...

PESCARA. Un concerto per celebrare la rinascita di un’area importante della città di Pescara, quella del Cofa, il vecchio mercato orttofrutticolo all’ingrosso sul lungomare di Porta Nuova, chiuso e in abbandono da due decenni. Il celebrante sarà, il 27 maggio, Simone Cristicchi, che, da qualche anno va ripercorrendo la strada del teatro-canzone tracciata da Giorgio Gaber. Cristicchi canterà con la sua band.

Si comincerà alle 18 con l'inaugurazione di uno spazio liberato da capannoni e rifiuti dalle ruspe che sono entrate in azione alla fine di aprile su disposizione della Regione. E sarà proprio il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, a illustrare il progetto per il futuro di quelle aree. Poi, alle 21, lo spettacolo di Cristicchi.

Lo spettacolo sarà gratuito e all'aperto. Lo stesso Cristicchi ha fatto sapere sui social network che suonerà dal vivo il suo repertorio, accompagnato da una band di suoi musicisti. Visto che al momento non è stato possibile portare a Pescara lo spettacolo “Magazzino18”, Cristicchi proporrà un estratto, accompagnato dalla canzone dal titolo omonimo. Lo spettacolo è dedicato al triste esodo che si consumò nel 1947 al Porto Vecchio di Trieste.

«Con il trattato di pace del 1947», si legge sul sito ufficiale dello spettacolo, «l’Italia perdette vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e quasi 350 mila persone scelsero – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natali destinate ad essere jugoslave e proseguire la loro esistenza in Italia. Non è facile riuscire davvero a immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono tutte le loro poche cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le case, le radici. Davanti a loro difficoltà, povertà, insicurezza, e spesso sospetto. Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa scarsamente frequentata pagina della nostra storia ed ha deciso di ripercorrerla in un testo che prende il titolo proprio da quel luogo nel Porto Vecchio di Trieste, dove gli esuli – senza casa e spesso prossimi ad affrontare lunghi periodi in campo profughi o estenuanti viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciavano le loro proprietà, in attesa di poterne in futuro rientrare in possesso: il Magazzino 18».

Coadiuvato nella scrittura da Jan Bernas e diretto dalla mano esperta di Antonio Calenda, Cristicchi parte proprio da quegli oggetti privati, ancora conservati al Porto di Trieste, «per riportare alla luce ogni vita che vi si nasconde: la narrerà schiettamente e passerà dall’una all’altra cambiando registri vocali, costumi, atmosfere musicali, in una koinée di linguaggi che trasfigura il reportage storico in una forma nuova, che forse si può definire “musical-civile”».

Lo spettacolo è punteggiato da canzoni e musiche inedite di Simone Cristicchi, eseguite dal vivo.

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