Cristicchi: «Il mio Teatro stabile a chilometri zero»
Il nuovo direttore artistico presenta i suoi progetti «Voglio produzioni snelle da portare nei borghi»
L’AQUILA. Produzioni snelle che «possano girare l’Abruzzo, l’Italia e il mondo» senza scenografie imponenti, costose e inutili, almeno fino a quando non tornerà fruibile e ricostruita la sede del teatro Comunale dell'Aquila (e allora «si potrà pensare di ospitare anche grandi concerti sinfonici»). Perché lui, l’eclettico Simone Cristicchi, diventato famoso con il tormentone “Vorrei cantare come Biagio”, e da un mese direttore artistico del Teatro stabile d'Abruzzo – dopo che alla guida per tre anni c'è stato un grande regista italiano, Alessando D'Alatri – crede «nel potere della storia che l'attore sa raccontare» e non nei grandi effetti speciali.
L’autore romano, classe 1977, ieri si è presentato così, con la sua caratteristica capigliatura riccia e disordinata, come il ragazzo della porta accanto, forse il più giovane dei direttori artistici del Tsa. Per illustrare la sua idea di Teatro stabile d’Abruzzo ha scelto palazzo Fibbioni, sede temporanea del Comune dell’Aquila, affiancato dalla vicepresidente Rita Centofanti e dal sindaco Pierluigi Biondi, che hanno selezionato il suo curriculum fra molti altri. Un’idea di teatro, quella illustrata dal cantautore, musicista, scrittore e attore, agli antipodi, forse, di quella del suo predecessore D’Alatri.
Spettacoli con una sedia e una chitarra, piccole produzioni, un ritmo dettato «dal cuore» e non dall'ansia dei grandi numeri; e poi insegnanti, bambini, studenti e anche anziani al centro dei cartelloni annuali e delle attività collaterali del Tsa. Tre le parole chiave su sui si baserà la guida artistica di Cristicchi: «La bellezza, che ci aiuta a ricomporre la nostra anima spezzata da crisi e difficoltà; la lentezza, per tornare a fare le cose bene e con calma; e la narrazione, recuperando il gusto dell'ascolto» contro gli show urlati e finti.
Un teatro che entri persino «nei salotti degli aquilani». Dunque, un ritorno a casa, dopo un teatro di respiro regionale nel nome e nei fatti con D’Alatri, che scelse invece di coinvolgere tutte le altre istituzioni abruzzesi, in una fase in cui il Tsa è, tra l'altro, ancora senza una sede dopo il terremoto del 2009. E al suo fianco, in questo teatro “porta a porta”, Cristicchi coinvolgerà anche altri artisti che lo hanno accompagnato nella sua giovane carriera: «Cavalli di razza», li ha definiti, «ma perfettamente sconosciuti, che ho trovato e scovato in giro per l’Italia, e che fanno soprattutto monologhi».
Proprio i monologhi saranno tra le sperimentazioni che contraddistingueranno il teatro targato Cristicchi. «Ho in mente di ospitare grandi cantautori italiani che possano venire qui a raccontarsi con spettacoli costruiti ad hoc».
In linea con la sua esperienza artistica. «Io sono cantautore e musicista, vengo da lì», ha rivendicato serafico. E il “cantattore” Cristicchi vorrebbe portare in scena, tra le altre cose, monologhi come quello legato al suo omonimo libro “Il secondo figlio di Dio” (Mondadori).
Oppure spettacoli da costruire con l’amico e collega di avventure teatrali Marco Paolini, con il suo racconto sulla prima guerra mondiale dal titolo “Senza vincitori né vinti”. Un teatro anche a «chilometro zero»: «Mi piacerebbe che il Tsa riuscisse a ramificarsi nei borghi rimasti silenziosi, per esempio con un festival di “narrastorie”», ha detto, ispirandosi al Festival del Racconto orale di Arcidosso, in Toscana, di cui è direttore artistico. Un obiettivo prioritario poi: far scoprire il teatro ai più giovani, che «presi dal mondo virtuale, non ci credono più». Ma guai a dimenticare gli anziani. Nascerà un laboratorio stabile con gli anziani dell’Aquila che potranno realizzare reading e spettacoli e anche dei veri e propri “Tea letterari”, con incontri pomeridiani. E ancora: un teatro civile, con musica popolare e spettacoli in dialetto. «Mi piacerebbe fare un Pinocchio, o un Romeo e Giulietta completamente in dialetto aquilano», ha azzardato, senza dimenticare le tematiche sociali e di attualità che riempiono la cronaca di tutti i giorni.
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