Cronaca e politica della peste nell’Abruzzo Citra

Ortona, domani la presentazione del libro di Di Marco sul morbo che ha colpito la regione nel Seicento
ORTONA. Ogni epidemia ha la sua storia e i suoi drammi. Ma in tutte le epidemie si ritrova un tratto comune nelle tecniche messe in campo per contenerla, secondo una prassi che nei principi muta poco, dalla Firenze di Boccaccio alla Londra di Defoe, alla Milano di Manzoni, ai giorni del Covid. Lo stesso vale per il seicentesco Abruzzo Citra (un territorio che comprendeva le città di Chieti, Ortona e Lanciano), la cui pestilenze del 1630 e del 1656 vengono mirabilmente ricostruite da Andrea Di Marco in un libro delle Edizioni Menabò dal titolo “ Contro il mal contaggioso”. Il libro, uscito durante il lockdown da coronavirus in formato ebook sarà presentato nella sua veste cartacea domani ad Ortona a Torre della Loggia, alle ore 21.00.
Lo studio della peste è materia certamente avvincente per gli scrittori, ma di diffuso interesse per gli storici, per le conseguenze che si registrano nella demografia delle popolazioni, nei comportamenti sociali, negli effetti economici e nelle disposizioni sanitarie.
La ricerca dell’autore negli archivi sui bandi emanati dalle autorità a livello centrale e locale, sugli atti notarili, le deliberazioni e i processi, mette a disposizione del lettore una serie di disposizioni, non solo di natura igienico-sanitaria, ma anche poliziesca, che furono emanate nell'Abruzzo Citra e in modo particolare nelle città più importanti di questo territorio, per limitare il contagio. Nell’introduzione al volume l’autore ricorda che soltanto in occasione della peste del 1656, scoppiata nel napoletano, l’intero Abruzzo, tranne alcune zone, venne colpito. Nel 1630, invece, il “male contaggioso”, proveniente dallo Stato di Milano, dalla Romagna e dalla Toscana, lambì i confini della regione e del Regno di Napoli, ma mise comunque in apprensione le autorità amministrative, proprio in considerazione della sua grande capacità devastatrice. Da qui prendono le mosse le varie misure di profilassi per impedire la diffusione del contagio, che è prevenzione soprattutto di ordine pubblico: guardie alle porte delle città, cordoni sanitarie, quarantene, reclusione dei malati nei lazzaretti. Un modello di prevenzione e ordine pubblico che, come acutamente nota De Marco, verrà utilizzato ampiamente per combattere il crimine, e soprattutto il dissenso politico, che per alcuni regimi è più pericoloso delle peste.
Alla presentazione del volume, patrocinato dall’Ordine degli Avvocati di Chieti e dall’Associazione Romano Canosa per gli studi storici interverranno Goffredo Tatozzi (Presidente del Consiglio dell’Ordine Avvocati di Chieti), Federico Nervegna (Associazione Crossroads), Isabella Colonnello (Associazione Romano Canosa per gli studi storici), Paola Maffei (Storia del Diritto Medievale e Moderno Università degli Studi di Siena), modera Gaetano Basti, sarà presente l’autore.

