Cucinelli: Abruzzo ricchezza del made in Italy

L’imprenditore del cashmere all’Aquila: «La città ricostruita diventerà emblema di cultura e bellezza architettonica»
L’AQUILA. Il genius loci, lo spirito di un luogo. L'anima che lo identifica e lo rende unico, tramandandone il valore nei secoli. Brunello Cucinelli, imprenditore umbro del cashmere, ambasciatore del made in Italy nel mondo, che dell'umanizzazione d'impresa ha plasmato uno stile di vita, identifica l'arte come il seme della civiltà. Una sorta di Lectio magistralis, quella tenuta, nei giorni scorsi, nello scenario suggestivo del Lago Sinizzo. a San Demetrio ne’ Vestini. A diretto contatto con la natura.
Cultura, sviluppo, impresa. Dopo il sisma del 2009, da dove può ripartire l'Abruzzo?
Da una visione non ottimistica, ma dall'idea della speranza, immaginando che stiamo vivendo un momento di grande rinascita civile, morale, spirituale, economica, etica. Il mondo vuole da noi manufatti speciali, unici, di alta qualità. E questo è un grande tema italiano, ma può esserlo anche per l'Abruzzo.
Vale anche per la ricostruzione in una visione culturale di territorio?
C'è una bella espressione dell'architetto Palladio, che considero uno dei geni dell'umanità. Quando questo uomo umile viene interrogato sugli architetti contemporanei, dice: hanno tecniche di costruzione nuove, moderne, ma a volte le loro opere sono prive di umanità. Quando ricostruiamo dobbiamo ascoltare il genius loci, lo spirito dei luoghi, da dove viene il sole, come tira il vento, quando piove. Nell'ultimo mezzo secolo è stato compiuto un grande errore spostando il fine dell'arte non più sulla bellezza, ma sulla novità.
La sua filosofia è legata all'umanizzazione di impresa. Un modello che può essere trasferito nelle realtà colpite dal sisma, dove bisogna ricostruire anche un'identità culturale e sociale di sviluppo?
Abbiamo bisogno di imprenditori rispettosi, corretti, seri. Di persone che ascoltano: Plutarco diceva che nell'arte di ascoltare si trova la metà delle soluzioni. La progettazione, anche edile ed architettonica, va fatta non a dieci anni, ma a cento, cinquecento anni, in una visione perenne dell'umanità.
Visitando L'Aquila, quale impressione ne ha tratto?
Ognuno di noi deve tornare a prendersi cura della propria città e questo non solo dove si è avuto un terremoto. E' nostro dovere lasciare ai posteri dei luoghi più belli da come li abbiamo avuti in eredità. Osservando il centro storico dell'Aquila e i palazzi che stanno rinascendo sono certo che diventerà un emblema di cultura e bellezza architettonica. L'imperatore Adriano ammoniva: ciò che noi edificheremo, il modo in cui edificheremo, abbellirà l'umanità. L'Aquila è una città ferita, restaurare un luogo dove ci sono state perdite umane non è la stessa cosa, ma anche le calamità possono avere un'anima.
Consiglierebbe a un imprenditore di investire in Abruzzo?
Quando si dice made in Italy, si cita il terzo brand più famoso al mondo, non solo nella moda. L'Abruzzo fa parte di questo circuito disegnato sul fascino, sul garbo e sulla cultura dell'Italia, il miglior stato sociale.
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