D’Abbraccio e Pasotti: «Amleto un eroe moderno»

15 Febbraio 2020

Un “Hamlet” che guarda alla nostra società, quello con protagonisti Giorgio Pasotti e Mariangela D’Abbraccio. Lo spettacolo, diretto da Francesco Tavassi, andrà in scena questa sera (ore 21) e domani...

Un “Hamlet” che guarda alla nostra società, quello con protagonisti Giorgio Pasotti e Mariangela D’Abbraccio. Lo spettacolo, diretto da Francesco Tavassi, andrà in scena questa sera (ore 21) e domani (ore 17) al Teatro Marrucino di Chieti. Quelle in cartellone saranno le prime date di una tournée teatrale che toccherà anche Tagliacozzo e L’Aquila. Lo spettacolo, di Angelini e Prisco, liberamente tratto dall"Amleto" di Shakespeare, è prodotto da Tsa (Teatro stabile d’Abruzzo), Stefano Francioni Produzioni, Fattore K. Giorgio Pasotti (Amleto) e Mariangela D’Abbraccio (Gertrude) ne parlano in questa intervista al Centro.
Come sarà il vostro Amleto?
Pasotti: «Un Amleto che ha molto a che fare con l’attualità. Gli autori descrivono la deviazione, la deformazione, la perdita di valori, l’egocentrismo, l’egoismo che vige in questa società. Gertrude, la madre di Amleto, è una donna molto leggera, concentrata sul suo aspetto fisico, non si cura dei doveri e delle responsabilità di una madre. La società è completamente corrotta, sporca, piena di immondizia; una società da cui il nostro Amleto vuole prendere un distacco. Il mio personaggio sarà sospeso su un filo, proprio perché non vuole avere a che fare con quella dimensione, con quel mondo: se ne vuole distaccare, quindi vive in un eterno equilibrio precario. Fisicamente per me è una prova molto importante. È un Amleto che ha anche molto a che fare con la tecnologia».
Ci saranno momenti spettacolari, di grande effetto visivo?
D’Abbraccio: «Al centro c’è la fragilità di noi donne, c’è una società che ci costringe a un’eterna giovinezza. Gertrude appare con le fasce dell’ultimo lifting, parla in modo ossessivo del suo tentativo di rimanere sempre giovane, che è ciò a cui la società ci spinge continuamente. Mi sembrava una provocazione molto importante. La nostra è una Gertrude che cerca l’eterna giovinezza, che non accetta ciò che è e che non si sente accettata. Siamo circondati da questo: la donna che ha messo al centro della propria vita il progetto di non invecchiare. In Shakespeare la regina era morbida, stava indietro; qui c’è, una Gertrude anche delle volte sgradevole che, invece, sta facendo una lotta atroce per essere accettata nella società. Un problema che riguarda tutte, dalla massaia all’attrice».
Qual è la grande attualità di “Amleto”?
Pasotti: «“Amleto” è un qualcosa di eterno, di sempre attuale. Riesce sempre a portare con sé uno spunto a cui aggrapparsi, per raccontare ciò che vuoi raccontare. In questo spettacolo tutti si potranno rivedere nei vari protagonisti. È ambientato in un non tempo, ma che è molto più simile ai nostri giorni rispetto a quelli passati».
D’Abbraccio: «Amleto è il simbolo del teatro nel mondo. Ci sono innumerevoli versioni. Quello che Shakespeare affronta è talmente vasto che ognuno può vedere la storia, i dubbi, i pensieri in modo diverso».
Com’è cambiato l’approccio delle nuove generazioni verso questa forma d’arte?
Pasotti: «Sono uno di quelli che si batte, che si impegna a rendere più fruibile questo tipo di spettacoli. Faccio tanti spettacoli per i ragazzi, per cercare di attirare un pubblico che a teatro non va più, che è il pubblico dei più giovani. Bisogna impegnarci a proporre degli spettacoli che facciano leva sui loro sentimenti, sul loro linguaggio, sennò si crea un distacco sempre più incolmabile. Dobbiamo far sì che questo gap si accorci. Spettacoli più adatti a loro ma che abbiano forti riferimenti all’attualità. Noi abbiamo reso Amleto molto di attualità e molto spettacolare. Il pubblico dei più giovani deve vivere attivamente esperienze che possano essere simili a quelle vissute attraverso qualsiasi altro mezzo di informazione e tecnologico».
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