Da Gomorra al teatro “Ciro” abbraccia i fan

22 Novembre 2017

D’Amore in redazione prima di “American Buffalo” al Massimo

PESCARA. Dai “Teatri uniti” di Toni Servillo a “Un posto sicuro”, un film-denuncia sulla strage causata dall’eternit a Casale Monferrato, passando per “Gomorra”, la serie tv che lo ha reso famoso, nella quale ha prestato il volto a Ciro Di Marzio, “l’immortale”. E ora, Marco D’Amore torna al al teatro con “American Buffalo”, lo spettacolo che sta portando in giro in tutta Italia, che lo vede impegnato anche nella regia, e che ieri ha fatto tappa al Massimo di Pescara. Stasera si replica. La tappa abruzzese di “American Buffalo”, un classico del teatro americano scritto nel 1975 dal Premio Pulitzer David Mamet, ma declinato in napoletano, ha offerto l’occasione ai tantissimi fans di Marco D’Amore di incontrarlo nella sede de il Centro. E Marco non si è affatto sottratto al fuoco di fila di domande che i suoi ammiratori gli hanno rivolto, annunciando che la produzione di Gomorra ha annunciato ufficialmente la produzione della quarta e della quinta serie. «Stiamo qui, guardiamoci negli occhi, parliamo», ha esordito, mentre firma autografi, magliette, e si presta per selfie e fotografie. Nella sala Zatterin almeno 60 persone, e moltissimi coloro che sono rimasti fuori. A dare il “la” il direttore del Centro, Piero Anchino, e il responsabile delle pagine culturali, Giuliano Di Tanna.
«Ci sono stato tante volte in vacanza, e tantissime volte per recitare», ha detto a chi gli ha chiesto qual è il suo rapporto con l’Abruzzo. «Io e la compagnia di Toni Servillo abbiamo un grande debito con l’Abruzzo. Abbiamo girato il mondo per 4 anni con uno spettacolo che si intitola “La trilogia della villeggiatura”, uno spettacolo che ha fatto 394 repliche nel mondo. Le sei recite che mancano per arrivare a 400 avremmo dovuto farle all’Aquila. Due giorni prima del terremoto eravamo a Campobasso. Mentre venivano allestiti i primi campi andammo all’Aquila per chiedere se potevamo fare qualcosa, volevamo regalare lo spettacolo anche in maniera artigianale, senza scene, ma la situazione era drammatica e non fu possibile fare nulla. C’è questo debito morale che sento con la vostra regione, e in particolare con L’Aquila, che dovrò saldare. Ci sono ritornato un mese e mezzo fa, incontrando la gente, facendo una sorta di camminata-documentario in città».
E dall’Aquila si torna a Gomorra, con la domanda di una fan che martedì, a Napoli, ha assistito all’anteprima della nuova serie. «Sono piemontese», ha detto la ragazza, «capitavo lì per caso e mi sono fermata. Mi ha fatto effetto vedere quanti pochi napoletani ci fossero». «Erano tutti in streaming...», è stata la battuta di Marco D’Amore, che ha preso spunto dalla domanda per fare una considerazione sui danni che l’industria “pirata” produce a cinema e televisione. «Gomorra fa tipo 15 milioni di contatti in streaming a puntata, da nord a sud. Chi produce e vende televisione dovrebbe fare i conti con questa realtà che toglie introiti».
Sugli scandali sessuali in cui sono finiti in questi giorni personaggi dello spettacolo, D’Amore ha le idee chiare. «Penso che ci sia una grandissima ipocrisia», dice, «legata a certi fenomeni che servono ai giornali per scrivere qualcosa. È come se all’improvviso si scoprisse la mercificazione totale del corpo della donna e il ricatto del maschile sul femminile. Suggerirei di andare di notte negli ospedali, nelle biblioteche. Secondo me bisogna rieducare dall’infanzia, insegnando alle bambine ad avere coscienza del proprio corpo, e ai ragazzini a considerare la donna non solo come oggetto del desiderio, ma a coglierne lo stato d’animo, a vederla come madre, femmina, moglie, compagna, sorella. Una ri-nobilitazione che deve partire soprattutto dalle donne».
Ma la camorra, invece, così ben “spiegata” in Gomorra, è un fatto solo campano? «No. A Napoli però siamo onesti. La camorra è una questione non campana, e neanche italiana, ma internazionale. A Napoli ci facciamo i conti tutti i giorni, e ce la raccontiamo. Gli altri, invece, non se la raccontano. Quando tra 10 anni guardandosi allo specchio se ne accorgeranno saranno c..zi amari».
Tra cinema e teatro, cosa emoziona di più Marco D’Amore? «Non c’è paragone. Il palcoscenico è il luogo dove l’attore dimostra quello che sa fare. Se a teatro sì na chiavica, non c’è possibilità».
In tutto questo girare di teatro in teatro, di successo in successo, la vita privata come va? Sposato? «Non ce l’ho più una vita privata, c’ho un brutto carattere».
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