Da Passo Lanciano verso l’Acquaviva

11 Giugno 2017

Sulla Majella sbirciando nelle grotte la profondità del viaggio

A chi frequenta la montagna, nessun massiccio, nessuna vetta e nessuna valle appare uguale alle altre. Ma riconoscere l’unicità di un luogo è un’esperienza del tutto personale. Della Majella riconosco il profumo, il caldo, il vento, la fatica, l’acqua e la sua dimensione mistica: salire sui suoi altopiani sassosi è un’esperienza che coinvolge i cinque sensi e lo spirito. È un massiccio che permette di camminare ad altezze notevolissime, al di sopra dei 2500m, per ore e chilometri, col profumo del mare e dei fiori, sbirciando nelle grotte la profondità del cammino.
Se si parte dalla Majelletta (Passo Lanciano-Ch) presso il rifugio Pomilio a 1880m circa, seguendo il sentiero “ P” ci si ritrova a percorrere un facile cammino che costeggia due monti ricoperti di pini mughi (Blockhaus e Cavallo) fino a ritrovarsi al fontanino dell’Acquaviva (2100m-1.30 ore circa).
Si può ammirare la piana di Sulmona, la valle che scende giù a Pennapiedimonte e, imponente, il Monte Focalone, 2676m. Il sentiero continua in direzione ovest proprio in direzione Focalone: la salita, leggermente faticosa, porta al bivacco Fusco, 2468m da dove gli occhi arrivano fino alle isole Tremiti. Dalla parte opposta, a guardare il sentiero, si perde la cognizione dello spazio: quel luogo potrebbe essere ovunque, persino su altri pianeti. Quei sassi piatti che si sgretolano sotto i piedi interrotti dai colori dei fiori, quell’orizzonte infinito e bianco di rocce spezzate, quell’aria fresca, quei profumi: è un sentiero interplanetario che conduce dalla Terra ad un luogo senza nome.
Tra chi cammina e la Majella si crea una fusione, torna alla mente il mito di Maja e la più bella delle Pleiadi sembra sollevare i piedi di chi cammina. Così, vagando con la mente, si giunge facilmente sulla vetta del Monte Focalone (3 ore dalla partenza) che è anche un incrocio di sentieri, tutti sassosi, tutti punteggiati di colori, tutti affascinanti. Si prende a sinistra dove è indicato il Monte Acquaviva e si va a raggiungere la seconda elevazione del massiccio, 2737m. Ben presto appare la croce della vetta e i sassi continuano a scricchiolare sotto i piedi. Si può all’improvviso sentire un rumore più forte, come una pioggia di piccoli sassi. Ed in effetti lo è: da lontano sulle pendici dell’Acquaviva si scorgono i camosci che scivolano verso l’alta valle delle Mandrelle, velocissimi a decine e decine; qualcuno si avvicina e fischia, pare quasi che ci saluti.
È solo allora che si torna sul pianeta Terra e in poco più di un’ora dal Focalone si è alla croce dell’Acquaviva (4 ore circa dalla partenza): sulla vetta un rifugio in pietra. Intorno gli altri pianeti: l’Amaro (2793m) e il suo inconfondibile puntino rosso, il piano Amaro con l’Altare e più in lontananza il Macellaro, poi il Rotondo, le Murelle, il Feudo d’Ugni e il mare calmo. E la pace, la serenità e il panino di vetta. Prima di andare via si va verso sud ad affacciarsi sulla val Forcone e la fittissima mugheta del Pizzone. Più in là immaginiamo la valle Taranta e il Piano della Casa.
La magica Majella del nostro meraviglioso Abruzzo.
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