Dal Rifugio Pomilio alla Cima delle Murelle

2 Luglio 2020

Nell’anfiteatro della Majella per risalire sulla dorsale Nord-Est

Sulla Cima delle Murelle alla Majella siamo già saliti per un itinerario lungo e affascinante che costeggia il suo bellissimo anfiteatro del versante est. Oggi penetreremo all’interno di quell’anfiteatro per risalire la dorsale Nord-Est della vetta. Si parte dal Rifugio Pomilio che si raggiunge seguendo la strada (SP22) che da Passo Lanciano porta verso le inconfondibili antenne poste a 1888 metri dove ci fermiamo (assicurarsi in anticipo che la strada sia aperta fino al Rifugio).
La prima parte dell’escursione coincide con molte altre: con pochi e facili chilometri si arriva alla base del Monte Blockhaus (Percorso Montanelli-2,5 km). Si inforca l’evidentissimo sentiero P che costeggia questa elevazione, arriva ad una sella e percorre le pendici del Monte Cavallo per ridiscendere poi al fontanino dell’Acquaviva (5,5 km- 1,40 ore). Qui si prende a sinistra per il sentiero G7 che dopo una facile salita diviene un po’ più roccioso e supera due passaggi leggermente vertiginosi dove ci si può aiutare con corde fisse d’acciaio. Da qui il sentiero torna semplice, ma sempre in salita e ci allieta finalmente con la visione molto ampia di uno degli anfiteatri più belli dell’appennino: quello delle Murelle. Dobbiamo entrare in quella conca che però si fa desiderare con un ultimo pezzo di sentiero ripido e scivoloso. I fiori profumano l’aria pura e zaffate di vento ci portano l’odore selvatico di camosci vicini. Siamo dentro una conca, su un prato verde circondati da merletti di roccia e cascate brecciose. Laggiù le profondissime verdi vallate della Majella. Si risale la vetta per un evidente sentiero ripido e roccioso e quando sembra mancare il fiato appare rassicurante la croce di vetta: siamo su a 2.596 m (3,30 ore). Sembra di toccare la costa abruzzese e le onde del suo mare da una montagna che, qualche milione di anni fa, era una scogliera di rudiste i cui resti, sottoforma di fossili, addobbano i nostri passi. Si scende verso nord sul sentiero G7: con attenzione si arriva a un pianoro ondulato dove, invece di salire sul sentiero G8, si devia verso destra su tracce di un antico sentiero. Quest’ultimo costeggia le dorsali sud-est del Monte Focalone facendoci entrare in una conca dove spesso sopravvivono nevai e su questi giocano saltellando molti giovani camosci. Proprio per questo, in alcuni periodi dell’anno alcune zone del percorso descritto sono interdette. Con un lungo e verdissimo traverso ci ritroveremo ben presto al Bivacco Fusco (2.455 m) recentemente rinnovato.
Qui una sosta è d’obbligo: rimiriamo la vetta appena raggiunta di cui sentiamo ancora la fredda roccia e le pendici del Monte Focalone. Questo è infatti l’inizio delle lunghissime camminate in quota, quelle che una volta percorse rimangono dentro di noi per sempre. La discesa verso il fontanino dell’Acquaviva è un po’ scomoda, perché brecciosa e scivolosa e noi siamo stanchi, ma ci rinfreschiamo con l’acqua freschissima della Fonte Gelata che tutt’attorno ha fioriture eccezionali e rare e poi giù a ripercorrere il lungo e morbido cammino del ritorno. Saremo di nuovo al Rifugio Pomilio dopo 8 ore di passi sulla nostra Majella bella.
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