«Dal web ai libri il successo non mi cambia»

24 Febbraio 2020

Il giovane autore di Campli già in alto in classifica col terzo libro per Rizzoli “L’amore che meriti”

TERAMO. Subito al 7° posto della classifica libri di Robinson, nella varia. Partenza sprint per “L’amore che meriti”, terzo libro del 20enne autore abruzzese Nicolas Paolizzi, uscito l’11 febbraio. Un libro di frasi e poesie, alcune brevi come haiku.
È il secondo volume pubblicato da Rizzoli dopo “Ti avrei dato tutto”, fuori a giugno e già 30mila copie vendute. Senza contare l’esordio “Cara te… amati!”, autopubblicato su Amazon a gennaio 2019 dallo scrittore di Campli. Che all’epoca era “solo” un fenomeno del web, con 500mila followers su Instagram per le sue frasi motivazionali. Brevi testi scritti per sé, per elaborare e lasciarsi alle spalle l’anoressia causata dal bullismo a scuola, ma anche per aiutare gli altri. Ora i followers di Nicolas sono un milione, tra Facebook, Instagram, TikTok e il blog, i libri sono 3, e sempre più frequenti gli inviti su palchi con grandi platee, da Barbara D’Urso a Mattino 5 a Skuola.net. «“L’amore che meriti” è partito meglio di “Ti avrei dato tutto”» dice Nicolas al Centro. «Ci sono dati parziali, ma ottimi. Ho imparato a muovermi meglio sul web nel pubblicizzare il libro. Per entrare nella top ten di Repubblica un libro deve vendere 6-7mila copie nella prima settimana».
“Ti avrei dato tutto” è un romanzo, con capitoli intervallati da versi. Per “L’amore che meriti” è tornato alle frasi, oltre alle poesie, in prima e terza persona, al maschile e al femminile. A chi è rivolto?
Già per la prima pubblicazione Rizzoli voleva un libro di frasi, fui io a fare l’azzardo proponendo il romanzo. Questo nuovo libro è per tutti, un tascabile da aprire su una pagina a caso con una frase che può diventare la tua frase motivazionale del giorno, quella che ti serve in quel momento. Alle presentazioni ho un pubblico variegato, come sui social. C’è sia la fascia 11-18 anni, che quella dei ventenni-trentenni, fino ai quaranta e oltre su Facebook.
Per “L’amore che meriti” è previsto un book-tour come per “Ti avrei dato tutto”?
No, ma è previsto un giro nelle scuole. Ad aprile farò due incontri nella scuola media Zippilli di Teramo, e ci saranno altre tappe in Abruzzo. Già fissato un incontro a Milano e poi tutte le scuole che faranno richiesta. Inoltre sarò a Teramo Comix. Andare nelle scuole mi stimola, vedo che finalmente s’è mosso qualcosa contro il bullismo e spero di poter aiutare portando il mio messaggio, parlando anche della mia esperienza. So che la mia intervista a Skuola.net ha avuto l’interesse del ministro dell’Istruzione.
Le è capitato di incontrare chi la bullizzava a scuola?
«Sì, hanno abbassato la testa».
È cambiata la sua vita, anche economicamente, dopo il successo editoriale?
«La mia vita non è tanto cambiata, sono rimasto a Teramo, abito ancora a Campli, ma ora da solo, con il mio cagnolino Happy, un chihuahua toy. E ho iniziato a lavorare in un’agenzia di comunicazione, dove mi occupo di social network. I miei libri vanno bene e sto ancora ricevendo le rendite di “Cara te... amati!”, ripartito su Amazon. Se dovessero finire i contratti per fare libri riprenderò a autopubblicarli. Sul web ho imparato tutto da solo, anche come pubblicare un libro, promuoverlo e venderlo».
A proposito di piattaforme social, quanto tempo al giorno dedica ai suoi profili?
Un’oretta. Dedico del tempo a preparare con cura i post e ne programmo la pubblicazione, poi il software li pubblica da solo e io ho il tempo per altro. In quell’ora rispondo anche ai messaggi del giorno prima. Haters? Una percentuale trascurabile.
“Ti avrei dato tutto” avrà un seguito?
Per ora la storia di Nicole e Marco è una saga sospesa. Vado a creatività più che a contratti. Sto scrivendo un altro libro per Rizzoli, ma è un romanzo del tutto nuovo. Uscirà a novembre.
Come si trova con Rizzoli?
Molto bene. Sono molto comprensivi. Una bella squadra, sono molto contento.
È stato ospite del salotto di Barbara D’Urso e di Mattino 5. Emozione?
Dalla D’Urso ero con altre persone, ho potuto dire poco. Per Mattino 5 sapevo che avrei avuto 2 minuti e mi ero preparato, ho cercato di parlare in sintesi del mio paese, del mio libro, della mia storia. Una cosa flash. Ho fatto l’abitudine ai tempi stretti televisivi. L’emozione invece è sempre tanta. La sera prima avevo l’ansia, non ho dormito, ho fatto una passeggiata per Roma dalle due alle cinque del mattino e poi alle otto ero in onda.
È consapevole che le case editrici si affidano ai giovani fenomeni del web perché vendono sempre meno libri?
Il libro in questo secolo non si vende, tranne nel caso di una Elena Ferrante. Rivolgersi a chi ha tanti followers è l’unico mezzo per vendere libri. Ne sono consapevole. Il mio psicologo, col quale continuo a fare terapia come percorso di crescita personale, mi ha detto: devi vedere le case editrici come aziende, tu per loro sei un prodotto, non farti mettere i piedi in testa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA