Dall’eremo dipinto a Paganica al regno della ceramica

Si attraversa il “piccolo Tibet”, il “Canyon dello Scoppaturo” ed ecco Castelli
Da San Demetrio nei Vestini che abbiamo lasciato la settimana scorsa, ci dirigiamo verso la strada Statale 17 che percorreremo in direzione ovest fino a incrociare il bivio per Paganica, una grossa frazione dell’Aquila.
Paganica vanta molti bei monumenti alcuni dei quali, gravemente danneggiati dal terremoto di 9 anni fa, attendono di essere riportati alla luce di prima. Da visitare fuori dal paese l’Eremo della Madonna d’Appari incassato nella roccia in una posizione suggestiva all'interno di una gola, nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
L’interno del Santuario, a navata unica con volte a crociera, è interamente affrescato. Vi si può giungere anche attraverso un bel cammino realizzato in legno che costeggia un il torrente Raiale e sale dal paese di Paganica.
Proseguendo sulla strada Statale 17bis si attraversano le frazioni aquilane di Camarda e Assergi dove si possono gustare piatti della tradizione abruzzese in ogni trattoria. La Statale poi arriva a un bivio che verso ovest porta al Passo delle Capannelle sulla strada Statale 80 per Teramo, e in direzione est giunge a Fonte Cerreto, dove parte la bella funivia per Campo Imperatore, e ci avviamo verso l’altopiano.
La strada è bellissima e offre colpi d’occhio spettacolari mentre sale in alto: la percorriamo interamente per goderci lo spettacolo dei monti e del cosiddetto “Piccolo Tibet”. Al km 48 (circa) si parcheggia l’auto nell’apposita piazzola e sulla destra si scende nel magnifico “Canyon dello Scoppaturo” ai piedi del monte Bolza.
Un luogo magico, quasi surreale, tra pareti di roccia, sassi, fioriture originali, leprotti e camosci.
La strada Statale 17 bis poi prosegue in direzione Castel del Monte, ma noi prendiamo la Provinciale 37 fino ad arrivare al Vado del Sole: la strada fino al valico è in buone condizioni, poi occorre fare attenzione alle buche sull’asfalto.
La strada scende tra foreste di faggi altissimi e vegetazione lussureggiante, tanto che anche in giornate di sole l’ombra imperversa e rende il cammino freschissimo e quasi buio.
A quota 1.545 m si incontra un piccolo rifugio del Comune di Farindola e gestito dal Cai, il rifugio “Tre Pozzetti” che ha una stanza aperta con camino.
Sempre in discesa tra fiori, alberi e cinguettio di uccelli si incontra il bivio per Castelli. In basso, dopo il bivio, si trovano i resti della tragedia dell’albergo di Rigopiano, divenuto un luogo di preghiera e silenzio.
Alle spalle gli evidenti segni della valanga del gennaio 2017.
La via per Castelli è in buone condizioni e vi si trovano lavori in corso. Il paese, famoso per le sue ceramiche, si trova ai piedi del Monte Camicia che lo sovrasta poderoso. Il centro storico porta ancora aperte le ferite dei terremoti, tuttavia le attività commerciali sono tutte aperte e accoglienti, ci sono mostre dell’arte della ceramica e la splendida “Cappella Sistina della maiolica” di San Donato, vi si può gustare l’ottima cucina castellana.
Con una breve deviazione si raggiunge il paese di Pretara per godersi una breve passeggiata ai piedi del massiccio del Gran Sasso fino alle cascate del Torrente Ruzza, molto suggestive e immerse nel verde: la camminata è adatta a tutti. Ci fermiamo e ci risentiamo ancora la prossima settimana.
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