Dalla fortezza alla città: “Pescara e il suo doppio”

PESCARA. Ha avuto una lunga gestazione il progetto “Pescara e il suo doppio”, l'idea del professor Pasquale Tunzi di ricostruire e raccontare la città vecchia, quella delimitata dalla fortezza, di...
PESCARA. Ha avuto una lunga gestazione il progetto “Pescara e il suo doppio”, l'idea del professor Pasquale Tunzi di ricostruire e raccontare la città vecchia, quella delimitata dalla fortezza, di cui resta maggior memoria nell'attuale Pescara Vecchia ma senza rendere l'idea di quel microcosmo autosufficiente cinto dalle antiche mura che ha costituito il primo nucleo cittadino. Ne parleranno diffusamente con Tunzi venerdì 15 aprile, alle 17.30 all'Auditorium Petruzzi di via delle Caserme a Pescara, Enzo Fimiani, direttore della Biblioteca provinciale, e gli architetti Roberto Potenza e Alessandra Maiolatesi, presentando il libro edito da Carsa (oltre 300 pagine, € 48) e la rappresentazione virtuale della città perduta.
«Questo libro è nato come idea di studio nel 1987 confrontandomi con Enzo Fimiani», spiega Tunzi, «ma non andò a buon fine, poi nel 2009, mentre tenevo un sopralluogo a Corso Manthoné con gli studenti, ho incontrato Umberto Santoro del Circolo Aternino ed è nata questa collaborazione», prosegue l'autore. «Credo che senza le sue continue e stimolanti sollecitazioni questo libro non sarebbe mai uscito».
Il lavoro di Tunzi ha assunto nel tempo aspetti diversi, è diventato parte di una ricerca nazionale finanziata da fondi ministeriali sui centri del mediterraneo ed è stato presentato parzialmente in alcuni convegni. «”Pescara e il suo doppio” vuole rendere divulgativa la ricerca universitaria fatta con dottori di ricerca, dottorandi, laureandi, non è una ricerca di semplice studio universitario», precisa Pasquale Tunzi, «e ha interessato varie discipline e vari aspetti degli argomenti sviluppati».
Il libro affronta un discorso generale sulla città nel momento della sua trasformazione, nella seconda metà dell'Ottocento, quando inizia a modificarsi, la città non sta solo perdendo le mura, ma sta cambiando il proprio volto interno: nella pubblicazione si presentano infatti progetti di alcuni edifici, realizzati o meno, entrando anche nel merito dei dettagli costruttivi e degli apparati decorativi.
«Questa trasformazione di Pescara arriva a toccare gli anni Trenta del Novecento», osserva Tunzi, «si tratta di un'attività abbastanza intensa e avviene anche un altro cambiamento importante: quando Pescara perde le mura il suo sviluppo tende a crescere verso Sud, così la città prima predisposta parallelamente al fiume perde questo suo carattere e va invece a disporsi parallelamente alla ferrovia, il primo intervento di cambiamento che nel 1863 va a creare una traccia tra le mura, cambiando completamente le sorti di Pescara».
Il cambiamento incide anche sull'aspetto architettonico, se prima insistevano agglomerati lineari, massicci, successivamente gli edifici iniziano ad essere isolati in un lotto, l'edificazione diventa puntuale anziché a cortina. «Negli anni a venire non si recupererà più niente di queste memorie urbanistiche e architettoniche», sottolinea Tunzi, «anzi si tenderà a cancellare tutto il passato, infatti con i vari piani regolatori non si è mai pensato al centro storico, è stato totalmente dimenticato».
Il libro curato da Tunzi si concentra sul confronto tra edifici e spazi urbani, su come sono cambiati o su come hanno mantenuto il proprio carattere, ricostruendo quelli scomparsi. Ma dall'analisi emergono anche spunti interessanti e nuove tracce per gli storici relative all'aspetto sociale della città, dando l'idea di come si viveva in quella Pescara.
«L'idea che mi sono fatto è che la città protetta dalle mura era realmente una città chiusa, dove non esisteva un'attività libera, tutti vivevano in rapporto alla funzione militare della fortezza, ad esempio c'erano la marineria e le produzioni artigianali, ma non avevano una vita commerciale autonoma, non c'era una popolazione, al di là di quella residente, che muovesse l'economia. D'altronde», aggiunge, «con la fortezza esistevano porte urbiche, gli unici accessi erano gli ingressi per le truppe, l'entrata e l'uscita non erano libere, le memorie dei viaggiatori di allora vedevano infatti Pescara come un grosso elemento inespugnabile di cui era visibile il campanile, ma non la città!».
L'architetto Pasquale Tunzi, nativo di Bari, risiede a Chieti. Si è laureato in architettura all'università d'Annunzio, dove insegna dal 2003.
I suoi temi di ricerca si occupano del rilevamento architettonico e urbano e della comunicazione grafico-visuale dell'architettura. Tra saggi e libri ha pubblicato oltre 150 lavori, di cui molti sulle città dell'Abruzzo, in particolare della provincia di Chieti e Pescara, come ad esempio “Disegni della Casa natale di Gabriele d'Annunzio negli Archivi del Vittoriale” (Tinari, 2012/14).
Da questa pubblicazione e dalla sua presentazione nasce poi un'altra idea, osserva Tunzi: «L'obiettivo è far conoscere, specie ai più giovani, la propria identità, il passato torna e dà un'idea di cosa può essere il futuro. Questa ed altre ricerche dovrebbero confluire in un luogo dove leggere compiutamente gli aspetti esistenti e scomparsi della città, ovvero “Pescara e il suo doppio”. Penso ad un museo attivo e moderno, con laboratori di recupero delle memorie storiche e realizzazione di proposte per la città. Si parla della delocalizzazione del mercato coperto di via Bastioni, si potrebbe realizzare lì un museo con un adeguato intervento. Là c'era il convento delle monache e ci aveva già pensato Antonino Liberi, nel 1902, a convertirlo in un Museo della città».
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