De Angelis, storie di cammini umani

16 Marzo 2019

Da oggi fino al 24 marzo all’Aurum di Pescara una personale del pittore aquilano

PESCARA. La parola russa “davai” - analoga all’espressione inglese “let’s” - può assumere più sensi come “Dai, vai” o “Forza, cammina!”. E’ un imperativo che esorta a procedere, senza mai fermarsi, a continuare il cammino, passo dopo passo, nonostante la stanchezza, le difficoltà materiali o la sfiducia, resistendo fino allo stremo delle forze.
Da qui l’idea del “concept” - e anche il titolo - di una mostra "Davai. Storie di cammini e di transiti umani", a cura di Stefania Valente che, da oggi fino al 24 marzo (orario: tutti i giorni 9-13 e 15-19, ingresso libero), presenta, per la prima volta all'Aurum di Pescara, i lavori di Marco De Angelis: pittore e scultore, nato all’Aquila nel 1973, che da anni lavora in una “terra di periferia” – come lui stesso definisce il comune abruzzese in cui vive - Sulmona. L’inaugurazione è in programa oggi alle 17.30.
«Appassionato di storia, ma anche grande conoscitore della pittura passata, De Angelis», si legge nelle note di presentazione della mostra, «con un linguaggio essenziale, poetico ed anche ermetico - l’eco di diverse tendenze artistiche - nei dipinti esposti evoca luoghi desolati, senza punti di riferimento in cui è facile smarrirsi, animati solo da figure anonime, senza volto, uomini e donne che camminano all'infinito».
L’esposizione nel dettaglio propone 16 opere realizzate con diverse tecniche e sperimentazioni artistiche – oli, incisioni e tecnica mista - che descrivono reduci, sbandati, sfollati, profughi, comunque persone stanche che procedono molto lentamente e che a volte sembrano essere in procinto di fermarsi o di cadere. Tra i lavori proposti anche l'installazione “Piombi” con cui l'artista ha cercato di fermare l'attimo e il peso di un cammino di ritorno. Pur facendo riferimento – sovente - ad eventi accaduti, le sue "visioni" non sono mera rappresentazione del vero o del fatto di cronaca, come si potrebbe pensare a un primo colpo d'occhio, bensì provengono dal suo “sottosuolo" come lui stesso definisce la dimensione più profonda e irrazionale del suo essere.
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