De Marco, il giallista che ama gli eroi «Scrivo sui treni, divoro fumetti e tv»

Lo scrittore oggi presenta in anteprima nella sua Ortona il nuovo romanzo “Se la notte ti cerca” «Ho ambientato più di un mio libro in Abruzzo, con la mia terra ho un rapporto di amore-odio»
Misteri ed eroi sono la sua passione fin da piccolo, quando assicurava che «da grande» avrebbe fatto il poliziotto, cominciando a collezionare fumetti e figurine di Superman & compagni per non smettere mai. Da grande è diventato responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari d’Italia, ma ancor più a quel sogno di bambino Romano De Marco ha tenuto fede diventando un giallista raffinato che imbastisce indagini con rigore e fantasia.
Dopo “L’uomo di Casa” (Piemme) definito dalla critica «Un prodotto editorialmente perfetto che calca magistralmente le orme di Katzenbach, Coben e Connelly»,uscirà il 27 marzo il suo nuovo libro “Se la notte ti cerca” (Piemme, € 17,50), e l’autore lo presenterà in anteprima nella sua «amata e odiata» Ortona oggi, alla Torre della Loggia, ore 19, con la presenza del musicisti/amici Danny Losito e Gianluca Mosole: insieme interpreteranno alcuni brani citati nel romanzo, una sorta di playlist del thriller. De Marco è nato 52 anni fa a Francavilla, città della mamma mentre il papà è di Pescara, ma ha sempre vissuto a Ortona, viaggiando per diplomarsi come geometra a Lanciano, quindi formazione universitaria sulla sicurezza, divorziato, due figli amatissimi per i quali fa il pendolare con Modena, dove lavora. E di notte, sui treni e negli alberghi tra un viaggio e l’altro scrive. Ha cominciato a farlo nei primi anni 2000 e nel 2009 l’esordio nei Gialli Mondadori con “Ferro e Fuoco”. Sei i romanzi pubblicati finora, oltre a racconti per quotidiani – dal Corriere della sera al Centro – e riviste (tra cui Linus).
Come è cominciata l’avventura della scrittura?
Sono da sempre un grande lettore, intorno al 2005 facevo parte di un forum web di lettori e scrivevamo recensioni sui libri letti. Partecipavano anche scrittori importanti, come Raul Montanari, che mi invitò a scrivere un racconto. Lo feci e poi... uscì il romanzo.
Cosa ama leggere? Leggo di tutto, gialli in particolare, fino a trenta al mese, ma non solo, un po’ tutta la letteratura. Il mio preferito di sempre è Giuseppe Pontiggia, ho letto tutto di lui e lo rileggo, poi Raul Montanari, Andrea Carraro, Grazia Verasani e Marcello Fois.... Sono un appassionato di Kafka, genio assoluto, il più grande di sempre.
Cosa le piace del giallo?
Ha una sua struttura definita che può essere arricchita di tutto, si lavora su canoni predefiniti con valori aggiunti. Il giallo classico non c’è più, il giallo/noir oggi può essere di denuncia sociale, racconto della realtà, storia di criminalità.
Quali “set” predilige per i suoi libri?
In Abruzzo ho ambientato 2 romanzi, “A casa del Diavolo” prende vita tra le nostre montagne ed è stato tra i più venduti, tradotto in spagnolo. E “Morte di Luna” è ambientato a Pescara. Poi però perlopiù a Milano, una incursione all’estero, a Washington dove vive mia sorella e dove vado spesso, l’ultimo a Roma, meta del cuore. Insomma solo in luoghi che conosco, perché l’ambientazione per me è parte del romanzo.
Gialli, noir, thriller hanno grande fortuna in televisione, e i suoi libri sembrano tagliati per una fiction. Ci pensa mentre scrive?
La trasposizione del proprio libro in film o fiction è, credo, la speranza e il sogno di tutti gli scrittori, ma le produzioni in Italia sono poche rispetto ai romanzi del genere. Chi deve produrre punta sul trend di successo – penso a De Giovanni, Camilleri, a Gomorra – difficile che si punti su un autore poco conosciuto. Comunque non scrivo con quella intenzione. Ho avuto contatti in tal senso, ma aleatori.
Segue serie in tv?
Tantissime, soprattutto straniere, ma anche italiane se di buon livello. Almeno 30 l’anno. Una delle più belle mai prodotte è Breaking Bad. Tra le generaliste più vecchio stampo guardo con interesse Chicago P.D.
Immagina qualche attore a impersonare i suoi personaggi?
Io scrivo romanzi seriali. La mia serialità è quella del mio universo narrativo: 6 0 7 personaggi che si rincontrano romanzo dopo romanzo e ogni volta punto l’obiettivo su uno di loro. Laura Damiani (il commissario di “Se la notte ti cerca” ndr) c’è nel primo libro. Era personaggio secondario, qui diventa protagonista assoluto. Non uso una serialità stretta, come Camillari o De Giovanni.
Attinge a fatti di cronaca?
Mai a fatti reali, perché andrei a toccare i sentimenti di parenti delle vittime, ad esempio, ma mi è capitato che crimini reali si rivelassero simili a miei immaginari, la realtà che supera la fantasia in efferatezza e in negativo. Comunque seguo la cronaca, mi interessa come concezione. Ma pesco a 360 gradi: film, telefilm, territorio poi ci finiscono inconsciamente nei romanzi, ma credo nell’essere culturalmente onnivori.
Le piace vivere in Abruzzo, anche se “a metà”?
Ufficio, figli famiglia mi legano a Ortona. Altrimenti avrei lasciato l’Abruzzo. O forse no. Sono legato a questa terra, ma scontiamo una provincialità che ci danneggia, soffriamo di scarsa autoconsiderazione, anche da un punto di vista paesaggistico e artistico – anche se questo è vero per l’Italia tutta – l’Abruzzo è fantastico, come lo è per i ritmi di vita, più calmi, e i rapporti umani si vivono in maniera più vera. Insomma il mio rapporto con questa regione è contraddittorio: provo fastidio per l’Ortona provinciale, ma la amo. Ho fatto presentazioni di libri a Ortona con 7 persone mentre a Milano ce n’erano 60. Mi sono chiesto perché continuo a farle, ma che dire: è l’amore.
Com’è la sua giornata da scrittore?
Non posso scrivere con regolarità, a orari precisi, lo faccio di notte, in treno, in alberghi quando sono fuori per lavoro e invidio chi dice “mi chiudo per 4 mesi e scrivo”. Io me lo sogno, ho troppo da fare, dormo 4 ore a notte, leggo di continuo ovunque, guardo la tv negli orari più improbabili...
Poche abitudini dunque.
In realtà sono un collezionista accanito da sempre di fumetti, li seguo dalle elementari, costituiscono una parte importante nella formazione del mio immaginario, i media li sottovalutano, io li adoro, sono geniali soprattutto quelli americani. Ho più di 7000 pezzi a casa di mia madre. In particolare mi piacciono i supereroi americani, ma anche Sergio Altieri, un maestro, il Monello, il fumetto francese... La figura dell’eroe ha su di me grande fascino, c’è sempre nei miei personaggi il fuoco sacro dell’eroismo, anche politamente scorretto anzi soprattutto. E colleziono anche giocattoli degli anni ’70 e ’80 in particolare ispirati a serie tv o superoi. Poi figurine americane, ce ne sono di 2 tipi: le sport e le non sport, cioé le mie, su fumetti, illustratori, marchi tipo Coca Cola.
L’America ha un posto importante nella sua vita
È il luogo legato al mio immaginario di bambino, l’epica western, gli indiani..., poi il grande Marlowe, l’eroe americano ma anche il sogno americano, che, lo so, è distante dalla realtà, ma io amo il merito e lo vedo riconosciuto in quel Paese, rispetto all’Italia dove difficilmente lo è.
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